Forlini: «Accuse false su consulenze e assunzioni»

31 Luglio 2017

Intervista al presidente del Ruzzo: «Gli pseudo politici non mi fermeranno»

TERAMO. Si sente attaccato da «politici, pseudo politici e pseudo giornalisti» che, a caccia di visibilità, tentano di «cavalcare il malcontento popolare, in un momento di grave crisi economica», prendendosela con lui e con la società che guida da quattro anni. Antonio Forlini, presidente di Ruzzo Reti, rispedisce ai mittenti accuse e illazioni assicurando che continuerà «imperterrito» nell’opera di risanamento dell’azienda acquedottistica. Lo fa ripartendo dalla doppia assenza consecutiva alle sedute della commissione di garanzia del Comune che ha messo nel mirino le consulenze da 500mila euro assegnate dal Ruzzo.
Presidente, snobba le convocazioni dell’organo di controllo comunale?
«Alla commissione è stata fornita un’articolata spiegazione e copia di tutte le delibere sugli incarichi da cui è possibile comprenderne le ragioni: basta leggere le carte».
E cosa dicono queste carte?
«Gli incarichi sono relativi al 2015, 2016 e parte del 2017, quindi circa due anni e mezzo. Dei famosi 500mila euro, poco più di 119mila fanno riferimento a consulenze tra il 2004 e il 2006. Ci sono poi incarichi a professionisti e dipendenti della Regione quali collaudatori o componenti di commissioni di gara designati dal medesimo ente».
Voi però avete assegnato consulenze a diversi avvocati, perché?
«Questi incarichi sono stati attribuiti nel periodo in cui, a causa di contenziosi, il personale del nostro servizio legale era utilizzabile. Alcuni, tra l’atro, sono fortemente specialistici o più specificatamente giuslavoristici, dovuti alle difficoltà dell’ufficio interno a contrapporsi a colleghi».
E gli investigatori privati a cosa sono serviti?
«Gli incarichi investigativi si riferiscono a indagini sofisticate, fatte anche di appostamenti e pedinamenti, finalizzati al monitoraggio di dipendenti infedeli che, durante la giornata lavorativa, si assentavano per motivi personali, i quali sono stati ovviamente licenziati.
C’è questo nelle carte inviate alla commissione?
«Tutti questi dati sono stati forniti e non è ben chiaro cos’altro sarebbe possibile aggiungere, se non che si voglia fare dello scandalismo superficiale e gratuito finalizzato ad una spregevole e volgare ricerca di populistico consenso».
Lei, però, si sarebbe negato al telefono la mattina dell’ultima seduta…
«Non è vero che non ho risposto alla telefonata del presidente Filipponi. Ero impegnato in un’altra comunicazione telefonica e mi è arrivato una notifica, alla quale ho risposto con un messaggio che faceva riferimento alla mail di posta certificata che preannunciava la mia assenza».
Non sarebbe stato il caso di presentarsi comunque di fronte all’organo di controllo dell’azionista di maggioranza?
«Il Comune di Teramo, seppure importante, è uno fra i 36 soci di Ruzzo Reti, con quota pari a circa il 11,4%. La nostra, tra l’altro, è una società per azioni che, seppure a totale partecipazione pubblica, soggiace alla disciplina societaria contenuta nel codice civile: gli amministratori rispondono esclusivamente agli azionisti, nelle opportune sedi, e vale la pena di ricordare che questi ultimi qualche giorno fa hanno approvato all’unanimità il bilancio 2016, quelli precedenti e il piano Industriale.
Eppure se la prendono con lei, come mai?
«La ricerca del consenso non m’interessa, ma voglio che i soci prendano atto dei trend di miglioramento delle principali grandezze economico-finanziarie: i debiti verso banche scesi dai 29,8 milioni di euro del 2011 ai 15,5 milioni del 2016, i debiti nei confronti dei fornitori scesi dai 37,2 milioni del 2012 ai 27,3 milioni dell’anno scorso, nonché il margine operativo raddoppiato nell’ultimo biennio. Credo che un azionista dovrebbe badare a questo, piuttosto che perdersi nella polemica sterile e stucchevole finalizzata solo a sfruttare pruriginose curiosità».
Sul tavolo c’è la questione della presunta illegittimità delle 110 assunzioni. Cos’ha da dire su questo?
«Il tema è stato oggetto di diversi pareri, resi da differenti avvocati ai cda precedenti il mio insediamento. L’allora Presidente Strozzieri ha inoltrato un esposto alla corte dei conti nel 2012 e l’argomento è stato più volte affrontato in assemblea dei soci e, data l’esistenza di giudizi su questioni analoghe in materia di lavoro con ex dipendenti di Ruzzo Reti, questa ha suggerito al cda di attendere l’esito di tali giudizi, alcuni dei quali ancora in corso».
Anche su questo, insomma, è già stato detto tutto?
«No, dal 23 settembre 2016 è intervenuta in materia il cosiddetto “Testo Unico sulle Partecipate” rispetto al quale il cda ha ritenuto necessario acquisire due pareri: uno inerente la natura della società Ruzzo Reti in tutte le sue trasformazioni avvenute negli anni, in particolare relativamente all’obbligo del rispetto delle norme in materia di selezione pubblica, e un’ altro concettualmente successivo, inerente uno specifico approfondimento giuslavoristico sulle eventuali assunzioni irrispettose di tale principio».
Cosa è emerso da questi pareri?
«Il primo ci è stato rimesso e, per quanto complesso e tuttora in fase di approfondimento con le rappresentanze sindacali e i competenti uffici della Provincia, si evince che l’obbligo della selezione pubblica sarebbe stato cogente a far data dalla legge del 2008. Quindi, per quanto si debba attendere il secondo parere, il numero di assunzioni presumibilmente irregolari si ridurrebbe di molto. Inoltre, non può essere trascurato il fatto che la corte dei conti ha archiviato l’esposto di Strozzieri, in coerenza con il parere fornito dal professor Malinconico».
La polemica coinvolge anche i compensi suo e dei consiglieri in quanto ritenuti eccessivi. E’ un altro tema che non la interessa?
«Alla mia nomina, nel settembre 2013, mi fu attribuito dall’assemblea un compenso annuo lordo pari a 37.872,72 euro che, su mia proposta, in una seduta di due mesi dopo, fu ridotto del 20%, cioè di circa 7mila euro. A tale riduzione, se ne è aggiunta un’altra da luglio 2015, quando sia il mio emolumento che quello degli altri amministratori è stato ridotto, rispettivamente, di un ulteriore 10% e del 20%. Perché non si parla di questi atti, ma solo di presunte “consulenze d’oro”? Perché nessuno segnala che in quasi quattro anni non ho chiesto per rimborso spese neanche un centesimo?».
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