Forlini ai pm: «Il Ruzzo è parte offesa»

30 Novembre 2018

Il presidente dell’acquedotto ribadisce alla Procura: controlli sempre fatti, in rete non c’è mai stato inquinamento

TERAMO. La Ruzzo Reti ha sempre operato nella massima correttezza, effettuando tutti i controlli di propria competenza e risultando, di fatto, "parte offesa" nell'inchiesta aperta dalla Procura di Teramo sul sistema Gran Sasso. È questa la linea difensiva adottata dai vertici della società, con il responsabile dell’unità operativa di esercizio Ezio Napolitani e il presidente dimissionario Antonio Forlini, finiti tra i dieci indagati, che sono comparsi davanti ai magistrati per essere ascoltati. L'audizione di Forlini si è svolta ieri mattina, davanti ai pm Davide Rosati e Stefano Giovagnoni, titolari del fascicolo insieme alla collega Greta Aloisi. Da quanto si apprende Forlini avrebbe chiarito ruoli e competenze sostenendo, così come aveva fatto in precedenza Napolitani, la correttezza dell'azione svolta in questi anni dall'azienda acquedottistica.
«Intanto va chiarito un punto essenziale», ha commentato l'avvocato di Forlini Gennaro Lettieri dopo l'audizione, «questa è un'indagine che si fonda non su fatti di inquinamento realizzati ma sul pericolo. E abbiamo puntualizzato che la Ruzzo Reti, in questo processo, è parte offesa. La Ruzzo paga un'imputazione, così come formulata, di non aver vigilato adeguatamente su autostrada e laboratori, che sono gli unici responsabili degli episodi di questi anni». Episodi che la Procura individua in precisi sversamenti di cloroformio e toluene, per i quali ai vertici di Istituto nazionale di fisica nucleare e Strada dei Parchi viene contestato anche il reato di getto pericoloso di cose. E proprio sull'aspetto della mancata vigilanza la Ruzzo Reti rigetta ogni addebito. Perché, è la tesi difensiva, i controlli li ha sempre fatti.
«Abbiamo dimostrato che la struttura tecnica dell'ente, di cui non risponde Forlini, ha sempre operato tutti i controlli sulla fornitura delle acque», ha chiosato l'avvocato Lettieri. «Ne è testimonianza che l'acqua immessa in rete è sempre stata nella norma», sono state le uniche parole del presidente Forlini, che raggiunto nel pomeriggio al telefono ha preferito non rilasciare altre dichiarazioni e che ieri mattina era accompagnato oltre che dall'avvocato Lettieri anche dall'avvocato Alessia Cognitti, membro del cda dimissionario e che potrebbe diventare nuovo presidente dell'azienda acquedottistica. Sul fatto che la vicenda arrivi a processo l'avvocato Lettieri non ha dubbi. «Solo per le sue dimensioni la vicenda arriverà in sede dibattimentale», ha concluso, «l'udienza preliminare non esiste più nel nostro sistema».
Sul tavolo c’è tutta una serie di presunte condotte colpose da parte dei dieci imputati che per la Procura avrebbero cagionato o comunque non impedito «un permanente pericolo di inquinamento ambientale».
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