«Forte risparmio se si sbloccano i progetti»

Polisini (Aniem): facendo rientrare gli sfollati non si spendono soldi per l’autonoma sistemazione
TERAMO. Il forte appello di costruttori, ingegneri, architetti e geometri trova fondamento anche nella preoccupazione sulle sorti di intere comunità.
«E' passato un anno dal sisma e la ricostruzione fisica, ma soprattutto quella sociale è ferma», fa notare Raffaele Di Marcello, presidente dell’ordine degli architetti, «molti hanno abbandonato la città, chi ha figli in età scolare e li ha iscritti nelle città della costa dove si è trasferito, a Teramo probabilmente non ci tornerà. Tutto ciò sta causando lo spopolamento del capoluogo, che perde i servizi ma anche i cittadini. Siamo in ritardo, ma se passano anni vedremo disgregarsi la nostra comunità, con un processo irreversibile».
Nel capoluogo ci sono 957 nuclei familiari in autonoma sistemazione (ai quali, cioè, lo Stato paga l’affitto) e, alla media di tre persone a nucleo (che è quella calcolata dalla Protezione civile), si arriva a quasi tremila persone. Ci sono poi 331 persone ospiti degli alberghi (144 a Teramo e dintorni, 187 sulla costa, i dati sono aggiuntati a fine dicembre) e c’è qualche centinaio di sfollati che non sono né in autonoma sistemazione, né in albergo. Si arriva, dunque, intorno alle quattromila persone senza casa o senza attività (55 tra negozi e imprese artigiane sono stati dichiarati inagibili sul territorio comunale). I costi di questa situazione per le casse dello Stato sono enormi. Solo di Cas (contributo di autonoma sistemazione) per Teramo città si spendono 700mila euro al mese. Se si allarga il campo a tutta la provincia, questa somma raddoppia. «Di fronte a questa situazione invece di creare ostacoli bisognerebbe creare facilitazioni per il rientro nelle case», fa notare Fiorenzo Polisini, presidente dell’Aniem, «non ci dimentichiamo che si sta pagando l’autonoma sistemazione a famiglie che potrebbero già essere rientrate da tempo. E i soldi potevano essere utilizzati per fare i lavori». Un accenno anche alle attività economiche: molte si sono dovute spostare e non si sa se riapriranno.
C’è poi una categoria di cittadini, ma anche di imprese, doppiamente sfortunata: chi ha subito danni con il terremoto del 2009 e anche in quelli del 2016-2017. Molti casi sono a Montorio e comunque nelle zone interne. «Per i Comuni che hanno avuto danni nel 2009 e che hanno già fatto i piani di ricostruzione nel caso in cui ci sia stato un aggravamento all'interno degli aggregati anche in una sola unità immobiliare, non si comprende con quale procedura debbano essere seguite le pratiche: se quella del 2009 o del 2016. Si è parlato di danno prevalente, ma da un anno deve uscire l'ordinanza e non esce. Tant'è che alla fine in molti casi sono bloccati entrambi i lavori», conclude Di Marcello. (a.f.)
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