Foto osè dell’ex sui social Condannato a otto mesi

Il giudice: «La persona offesa screditata nella dignità, deve essere risarcita» La pubblicazione delle immagini dopo la fine della relazione sentimentale
TERAMO. Non si è rassegnato alla fine della relazione e per vendicarsi ha pubblicato sui social foto osè della sua ex. Sempre più spesso la cronaca scandisce casi nonostante nuove leggi e pene più severe. L’ultimo è quello che arriva da Teramo dove il giudice onorario di tribunale Carla Fazzini ha condannato a 8 mesi un 40enne teramano accusato di aver postato su Facebook foto compromettenti della sua ex fidanzata. L’ipotesi contestata è quella di diffamazione. Si tratta di una delle prime sentenze dopo l’entrata in vigore della legge sul cosiddetto “Revenge porn” che ha introdotto due fattispecie di reato diverse: la diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate da parte di chi queste immagini le ha realizzate e da parte di chi le riceve e contribuisce alla loro ulteriore diffusione «al fine», si legge nella legge, «di creare nocumento alle persone rappresentate».
In questo caso scrive nelle motivazioni il giudice teramano: «Il caso risulta configurare l’attuale Revenge porn. I fatti narrati dall’imputato nel proprio post e le foto ivi pubblicate, a parere del decidente, hanno il solo scopo di screditare la parte civile nella dignità e a porre in pessima luce la sua persona. Tutto ciò promesso l’imputato deve dunque essere riconosciuto di entrambi i reati a lui contestati che per l’evidente unicità del disegno criminoso vanno riuniti sotto il vincolo della continuazione. L’imputato va altresì condannato al risarcimento del danno subito dalla parte civile in conseguenza del reato da liquidarsi in separata sede non potendosi alla stato degli atti ritenere provato con certezza l’ammontare complessivo dei danni subiti dalla parte offesa. Va comunque condannato al pagamento in favore della parte civile di una provvisionale immediatamente esecutiva che può essere quantificata, valutando le emergenze probatorie, nella somma di cinquemila euro».
I fatti contestati si sono verificati due anni fa e l’uomo, secondo la ricostruzione dell’accusa, cancellò il post con le foto della donna solo dopo due mesi la richiesta fatta dalla parte offesa. È probabile che la difesa dell’imputato impugni la sentenza di condanna in Appello.
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