«Frana, i lavori non c’entrano»
Parla il legale del patron D’Eugenio dopo i due rinvii a giudizio
SILVI. «Nel corso del dibattimento riusciremo a dimostrare l'insussistenza dei fatti contestati che già in questa fase preliminare hanno perso molto dell'originaria consistenza»: così dichiara l’avvocato Pietro Palozzo, difensore di Alessandro D’Eugenio, patron del centro commerciale Universo, rinviato a giudizio insieme al direttore dei lavori Domenico Merlino per la collina franata il 26 agosto del 2013 alle spalle del centro Universo e della Fiera Adriatica. Secondo la procura quel movimento franoso non sarebbe stato causato da un evento naturale, ma sarebbe stato una conseguenza dei lavori di sbancamento previsti per l’ampliamento della struttura. «Non vi è alcuna prova», scrive Palozzo, «che l'esecuzione delle opere di drenaggio interne (prospettata come ipotesi da parte del perito della procura) avrebbe evitato la frana ed, anzi, si ritiene che ove questa fossero state eseguite prima delle opere di convogliamento delle acque superficiali meteoritiche (che erano in corso d'opera in quel momento), il crollo si sarebbe verificato anche prima e con conseguenze ancora più gravi. Perforare una collina che aveva già dato segni di instabilità (si ricorda che erano in corso lavori di messa in sicurezza in variante, a seguito di un primo crollo che era avvenuto nel settembre del 2012), infatti, sarebbe stato estremamente pericoloso se non si fossero eseguite prima le opere di riprofilatura e di captazione delle acque superficiali». Secondo il legale «il movimento franoso della collina, che era stato studiato dalla D'Eugenio S.r.l. sin dal lontano 2004, ha delle dinamiche che nulla hanno a che vedere con i lavori di messa in sicurezza eseguiti dalla proprietà durante il 2013. I lavori di messa in sicurezza fatta dalla D'Eugenio S.r.l. sono stati eseguiti sotto lo stretto controllo dalla Regione Abruzzo e del Corpo Forestale, nel pieno rispetto delle prescrizioni impartite».(d.p.)
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