Frazioni, niente casette Troppo costose per tutti

Riunione con la Protezione civile: la spesa sarebbe 1.500 euro al metro quadro L’assessore Fracassa: «Non basterebbero e non vogliamo ricorrere al sorteggio»
TERAMO. Niente casette per gli sfollati delle frazioni, L'estensione del territorio e la massa di famiglie che hanno perso l'abitazione a causa dei ripetuti sciami sismici è tale per cui non si potrà superare l'emergenza nel medio periodo affidandosi alle cosiddette Sae, acronimo che sta per "soluzione abitativa di emergenza". Questo responso è emerso nel corso della riunione all'Aquila tra i rappresentanti dei Comuni del cratere e dirigenti nazionali della Protezione civile alla quale ha partecipato venerdì l'assessore Franco Fracassa.
L'installazione delle casette dipende anche da parametri tecnici molto stringenti: per ognuna, ad esempio, è necessaria una superficie piana di 200 metri quadri che risulti già dotata o comunque vicina agli allacci di acqua, luce, gas e fognatura. A questi elementi si aggiungono i costi di montaggio. «Sono elevati», spiega l'assessore, «servono circa 1.500 euro al metro, in pratica come una casa in piena regola». I numeri elencati nel corso della riunione, dunque, andrebbero moltiplicati per decine di abitazioni rese inagibili classificate come E, quindi recuperabili in un periodo non breve, sparse in ognuna delle 47 frazioni del territorio comunale. «Ci sarebbero poi da considerare le 180 famiglie sfollate dalle palazzine Ater che sono nelle condizioni peggiori», fa notare Fracassa, «per cui vengono fuori cifre esorbitanti».
Sia in termini economici che di terreno da occupare e dotare dei servizi necessari, l'operazione a detta dei dirigenti della Protezione civile nazionale sarebbe pressoché insostenibile. Le casette che potrebbero essere messe a disposizione non basterebbero mai per tutti gli sfollati delle frazioni che intendono restare nella loro zona senza trasferirsi altrove per un lungo periodo. «Avremmo dovuto tirare a sorte, com'è stato fatto in altri comuni, l'assegnazione di quelle che ci avrebbero consegnato», tiene a precisare l'assessore, «ma non ci sembra un modo corretto di procedere, anche perché comunque in pochi ne avrebbero beneficiato, mentre tutti gli altri sarebbero rimasti scontenti». Si dovranno trovare altre formule, dunque, per andare incontro alle esigenze della popolazione che per anni è destinata a ripiegare su sistemazioni alternative, in attesa di rientrare nelle case messe fuori uso dal terremoto. Su come risolvere questo problema i rappresentanti dei Comuni del cratere e la Protezione civile torneranno a confrontarsi in un prossimo incontro.
Gennaro Della Monica
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