Frode fiscale da 3 milioni Sequestrati conti e villa

12 Ottobre 2017

Chiesto il rinvio a giudizio per due imprenditori del settore prodotti per la pulizia L’accusa: beni intestati a prestanome e fatture per operazioni inesistenti

TERAMO. C’è anche una villa del valore di quasi un milione, sequestrata a maggio e per cui pende un ricorso in Cassazione, tra i beni bloccati dall’autorità giudiziaria nell’ambito di un’inchiesta su una maxi frode fiscale da tre milioni. Con il sistema ormai collaudato di vere fatture a coprire operazioni mai fatte ed evadere tasse e Iva. Il tutto, sostiene la Procura, con prestanomi a cui intestare beni e documenti falsi. Sotto accusa due imprenditori teramani indagati per dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti e per cui ora il pubblico ministero Silvia Scamurra ha chiesto il processo.
Nel sistema sono coinvolte due società teramane che operano nel settore del commercio del tovagliato e delle pulizie e altre imprese con sede in altre regioni. L’indagine, portata avanti dalla compagnia della guardia di finanza, ha consentito di risalire al patrimonio di quello che gli investigatori definiscono l’ideatore della frode e cioè l’amministratore di fatto delle società teramane. Patrimonio intestato formalmente a società “schermo”, ma sostiene l’accusa di fatto nella sua disponibilità attraverso la stipula di contratti fittizi. E tra questi ci sarebbe la villa intestata alla società “schermo” e il cui amministratore non compare nell’inchiesta penale.
Nel patrimonio non solo la villa con terreni annessi ma anche conti correnti per cui sono scattati i sigilli. Sugli atti giudiziari si chiama sequestro per equivalente, nella realtà diventa uno strumento per bloccare chi è accusato di evasione fiscale. Perchè lo Stato sequestra loro libretti di risparmio, conti correnti e, in alcuni casi, anche immobili per riprendersi quello che non è stato versato all’Erario.
Lo strumento utilizzato dal pm è proprio il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, un istituto giuridico che ha solo qualche anno di vita e che ha come obiettivo quello di ridare allo Stato i beni indebitamente sottrattigli dall’evasore – ma anche colui che truffa lo Stato stesso e altre istituzioni pubbliche – prima ancora che venga giudicato in un tribunale. E la parola equivalente indica chiaramente il meccanismo di questi sequestri, che bloccano beni corrispondenti alla cifra che si ritiene evasa.
Dice il procuratore Antonio Guerriero: «L’attività condotta dalla Finanza assume importanza non solo per l’entità del sequestro eseguito ma soprattutto per aver ricostruito le modalità attuative delle condotte illecite, basate essenzialmente sull’utilizzo di prestanome e documentazione falsa».
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