Fu la Tercas di Di Matteo a dare i fidi a Zuccarini

6 Novembre 2014

Tra le azioni fatte sequestrare dalla banca per recuperare un debito di 6 milioni quelle del palazzo Inps e del villaggio Lido d’Abruzzo oltre al Caffè Grande Italia

TERAMO. C’è un filo conduttore che lega i crediti ‘sofferenti’ dell’immobiliarista Tonino Zuccarini e il default della Tercas della gestione di Antonio Di Matteo. La gran parte della linea di credito concessa all’imprenditore teramano oggi nell’occhio del ciclone è stata infatti deliberata all’epoca del direttore generale originario di Avezzano la cui audace quanto scellerata gestione creditizia ha messo in ginocchio quello che era il più florido istituto bancario abruzzese.

Terminata l’era Di Matteo, è drasticamente cambiato il rapporto tra l’istituto di credito e il suo cliente. E infatti l’azione di recupero è stata disposta nel marzo scorso dal commissario di Bankitalia Riccardo Sora il quale, analizzata la posizione dell’imprenditore attraverso la Centrale rischi, che indicava il suo debito «in progressivo e continuo aumento» e soprattutto segnalava la cessione delle sue partecipazioni in numerose società alla moglie, alla figlia e a un suo collaboratore, ha ritenuto di muovere causa civile contro Zuccarini per chiedere indietro le pendenze: circa sei milioni di euro. Tutte cessioni effettuate ai familiari dal marzo 2011 al dicembre 2013. I finanziamenti erano stati tutti concessi dalla Tercas, per lo più nell’epoca Di Matteo, a fronte di un valore dei beni immobili offerti in garanzia dei fidi nettamente inferiore.

Nelle azioni di tutela avviate dalla banca nei confronti dell’imprenditore e accolte con un’ordinanza del giudice civile Paolo Andrea Vassallo fa scalpore il sequestro conservativo delle quote di maggioranza dello storico Caffè Grande Italia, che rappresenta tuttavia per la Tercas – assistita dall’avvocato Lucio Del Paggio – la parte meno “appetitosa”. Queste azioni di rivalsa hanno puntato a quote di società ben più importanti in cui Zuccarini aveva interessi. Prima tra tutte la Tomaga srl, società attraverso cui Zuccarini detiene il 50% della proprietà dell’immobile che ospita gli uffici Inps in via Oberdan, il cui valore è stimato in due milioni di euro e dall’affitto del quale la società riscuote dall’ente previdenziale circa 400mila euro all’anno. Tra le quote sequestrate all’immobiliarista ci sono anche quelle dell’Edilizia Tris srl, riferite alla proprietà del 40% che Zuccarini vanta sul villaggio turistico Lido d’Abruzzo a Roseto. Contro questa azione legale è stata avviato il ricorso. Ancora un sequestro accolto è invece relativo alla metà delle quote detenute da Zuccarini sulla cosiddetta “Banana di vetro”, l’edificio ai piedi del Michelangelo già oggetto di un procedimento penale e fermo amministrativo per abuso edilizio. Senza considerare che l’immobiliarista deve fare i conti con una prima pronuncia di fallimento nei confronti di una delle tante società di cui è amministratore, la “Z & Z srl”, società di costruzioni edili, che aveva acquistato un terreno in via Rivacciolo, sulla collina di Colleparco, per costruirci un condominio. E’ infatti recente la pronuncia del giudice delegato al fallimento, Flavio Conciatori, che ha nominato anche il curatore fallimentare nella persona del ragioniere commercialista Angiolino Di Francesco.©RIPRODUZIONE RISERVATA