Furbetti del cartellino, undici indagati

La procura chiude le indagini sul caso del distretto sanitario della Asl di Atri: per l’accusa timbravano e uscivano
ATRI. Nei giorni in cui diventa legge la stretta sui dipendenti pubblici furbetti del cartellino, quelli che timbrano il badge e non vanno al lavoro e che con la riforma Madia rischiano il licenziamento immediato, la procura di Teramo chiude le indagini sul caso dei presunti assenteisti al distretto sanitario di Atri. Un anno dopo l’avvio dell’inchiesta, il pm Andrea De Feis firma l’avviso di conclusione delle indagini per undici tra amministrativi, infermieri e medici: secondo l’accusa in diverse occasioni avrebbero timbrato il cartellino per poi uscire dall'ufficio senza registrare l'uscita “rubando” delle ore di lavoro. In alcune occasioni, inoltre, alcuni indagati, sempre secondo la procura, avrebbero chiesto ed ottenuto dai colleghi di timbrare il cartellino per conto loro.
A tutti il magistrato contesta la violazione del decreto legislativo 165 del 2001 relativo alle norme di comportamento dei dipendenti pubblici in relazione alla falsa attestazione della presenza in servizio, mentre ad alcuni viene contestata anche la truffa ai danni dello Stato per le ore “rubate” la Asl: ore in cui sarebbero risultati presenti grazie ai cartellini timbrati da altri, ma in realtà erano fuori uffici. I fatti contestati dalla procura riguardano un periodo compreso tra maggio e giugno del 2014: un mese in cui le irregolarità sarebbero state rilevate anche attraverso la presenza di alcune telecamere nascoste installate proprio durante le indagini. L'inchiesta, scattata diverso tempo fa dopo alcune segnalazioni giunte sul tavolo della guardia di finanza di Giulianova, è dunque chiusa: dopo la notifica dell’avviso di conclusione gli indagati avranno venti giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere ascoltati per dare la loro versione dei fatti. Intanto da qualche settimana è diventata legge una delle novità del pubblico impòiego introdotte dalla riforma Madia proprio sui furbetti del cartellino. La nuova normativa fissa un tempo certo, trenta giorni, per decidere la sorte del dipendente pubblico furbetto. I correttivi al testo finale, che recepisce le sollecitazioni di Parlamento e Consiglio di Stato, blindano la tempistica dell’iter disciplinare. Il dipendente colto sul fatto viene sospeso dal dirigente entro 48 ore e resta senza stipendio. Gli viene riconosciuto un assegno “alimentare”, pari a metà del salario base. Il dirigente deve inviare gli atti, contestualmente alla sospensione, all’ufficio per i procedimenti e così avvia l’azione disciplinare. L’iter del procedimento, dunque, nasce e si conclude in un mese. Il conto alla rovescia parte dal momento in cui il presunto furbetto viene messo al corrente. Da quell’istante il lavoratore ha 15 giorni per preparare la difesa. Gli altri 15 sono riservati al completamento dell’istruttoria. Rispetto al testo iniziale, viene eliminato ogni automatismo di responsabilità penale per il dirigente. Se però non fa partire il procedimento disciplinare può essere licenziato e rischia l’accusa di omissioni di atti d’ufficio.(d.p.)
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