“Furbetti” del post terremoto: in 15 a processo, uno patteggia

12 Gennaio 2022

Sono accusati di aver percepito il contributo di autonoma sistemazione senza averne i requisiti Si tratta di componenti di vari nuclei familiari, per tre di loro accolta la richiesta di messa alla prova

TERAMO. Per tre dei 19 imputati il giudice ha accolto la loro richiesta: processo sospeso con messa alla prova, ovvero servizi di pubblica utilità. È un altro fascicolo giudiziario su presunti “furbetti” del terremoto a raccontare il post-sisma nelle cronache giudiziarie. In questo caso quella di una udienza preliminare a carico di 19 persone, tutti componenti di vari nuclei familiari, accusate di aver ottenuto il Cas, il contributo di autonoma sistemazione per gli sfollati, senza averne i requisiti. Per la Procura avrebbero fatto risultare la residenza in case lesionate dal sisma a Crognaleto mentre, secondo l’accusa, hanno sempre vissuto altrove. Tutti sono accusati di indebita percezione di fondi ai danni dello Stato.
Il giudice per le udienze preliminari Marco Procaccini per 15 ha disposto il rinvio a giudizio (prima udienza del processo a maggio), per uno ha accolto il patteggiamento e per tre imputati la richiesta di sospensione del processo con messa alla prova. Istituto, quest’ultimo, che trova una delle prime applicazioni nei tanti procedimenti in corso per i cosiddetti furbetti del terremoto. Si tratta di un istituto che sul piano sostanziale dà luogo all’estinzione del reato in caso positivo della prova e sul piano processuale a una modalità alternativa di definizione del giudizio. Con la sospensione del procedimento l’imputato viene affidato all’ufficio esecuzione penale esterna per lo svolgimento di un programma di trattamento che preveda l’esecuzione di lavoro di pubblica utilità.
L’inchiesta finita all’esame del gup risale al 2020, con le indagini delegate dal pm Andrea De Feis. Nel corso del procedimento giudiziario complessivamente sono stati sequestrati circa 300mila euro con indebite percezioni di 5mila, 10mila e 20mila euro. Ovvero i i contributi del Cas che per la Procura non dovevano essere percepite. Ovvero, per l’accusa, lo avrebbero ottenuto senza averne i requisiti. Alcuni, in particolare, avrebbero fatto risultare di avere la residenza nel paese quando invece vivevano altrove Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse.
Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. È evidente, e forse fin troppo scontato, che su questo fronte i fascicoli d’indagine siano destinati a crescere visto anche i numeri degli sfollati registrati nei vari comuni. La chiave di volta investigativa per scovare i “furbetti” è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito. Fino a questo momento sono stati più di trenta i fascicoli già aperti dai pm di un apposito pool di cui alcuni definiti sia con processi in corso, sia con istanze di patteggiamenti.
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