Furbetti del reddito, chiesto il processo

In tre accusati di essersi spacciati per disoccupati per percepire l’indennità di cittadinanza: in realtà lavoravano in nero
TERAMO. Si sono spacciati per disoccupati per percepire il reddito di cittadinanza, ma in realtà hanno sempre lavorato in nero. Nell’edilizia e nell’artigianato. In tre rischiano di finire a processo dopo che il pm Davide Rosati ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e violazione delle normative che regolano il reddito di cittadinanza. La parola, dunque, ora passa al gup che dovrà decidere se accogliere la richiesta o disporre il non luogo a procedere. Storie quotidiane che non sempre balzano agli onori della cronaca, ma che scandiscono una realtà fatta di controlli continui fatti dal comando provinciale della guardia di finanza.
Secondo la Procura i tre avrebbero indebitamente percepito per due mesi un assegno di circa 600 euro pur lavorando in nero: in due casi come operai edili, in uno come piccoli artigiani. Per i primi nella richiesta era stato inserito solo il basso reddito delle mogli dei richiedenti mentre loro erano indicati come disoccupati. In realtà così non era e a questo proposito sono stati denunciati anche i datori di lavoro. Nel frattempo l'Inps ha già provveduto alla sospensione del versamento del reddito di cittadinanza.
Gli ultimi dati sulle domande presentate in Abruzzo per ottenere il reddito di cittadinanza risalgono all’anno scorso, prima dell’emergenza Covid e dell’erogazione della cassa integrazione legata alla pandemia. Complessivamente sono state presentate e accolte 21.091 domande: per la provincia teramana sono state 4.229. A livello nazionale la guardia di finanza – che dispone di un apposito nucleo per il controllo della spesa pubblica – stima che i livelli di frode arrivino quasi al 70% dei casi sottoposti a controlli di base. Il metodo investigativo è l’indicatore Isee e la relativa Dsu (dichiarazione sostitutiva unica), cioè i punti di accesso al beneficio del reddito di cittadinanza che viene erogato o meno in base a questi indicatori. In questo modo la Finanza ha trovato false dichiarazioni rese in autodichiarazione che hanno consentito a molti di percepire illecitamente gli assegni. Le informazioni false eventualmente dichiarate non emergono dalle verifiche automatiche e possono essere scoperte soltanto da una capillare azione di monitoraggio. Un’attività che dopo l’emergenza Covid, proprio in considerazione dei bonus previsti, è stata ulteriormente intensificata.
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