“Furbetti” del reddito Chiesto il processo per 5

29 Gennaio 2021

Dichiarano di essere disoccupati e ottengono l’indennità di cittadinanza ma le indagini accertano che hanno sempre lavorato in nero nell’edilizia

TERAMO. Storie quotidiane che raccontano l’Italia dei “furbetti”. In cinque, tutti teramani, si sono spacciati per disoccupati pur di percepire il reddito di cittadinanza anche se in realtà hanno sempre lavorato in nero. In particolare nell’edilizia.
Ora rischiano di finire a processo dopo che il pm Davide Rosati (in questo periodo procuratore facente funzioni) ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e violazione delle normative che regolano il reddito di cittadinanza.
La parola, dunque, ora passa al gup che dovrà decidere se accogliere la richiesta o disporre il non luogo a procedere. Secondo la Procura i cinque avrebbero indebitamente percepito, per periodi che vanno da un mese a tre, un assegno di circa 600 euro pur lavorando in nero come operai edili, in uno come piccoli artigiani. Nel frattempo l'Inps ha già provveduto alla sospensione del versamento del reddito di cittadinanza. Gli ultimi dati sulle domande presentate in Abruzzo per ottenere il reddito di cittadinanza risalgono all’anno scorso, prima dell’emergenza Covid e dell’erogazione della cassa integrazione legata alla pandemia. Complessivamente sono state presentate e accolte 21.091 domande: per la provincia teramana sono state quasi cinquemila.
A livello nazionale la guardia di finanza – che dispone di un apposito nucleo per il controllo della spesa pubblica – stima che i livelli di frode arrivino quasi al 70% dei casi sottoposti a controlli di base.
Il metodo investigativo è l’indicatore Isee e la relativa Dsu (dichiarazione sostitutiva unica), cioè i punti di accesso al beneficio del reddito di cittadinanza che viene erogato o meno in base a questi indicatori. In questo modo la Finanza ha trovato false dichiarazioni rese in autodichiarazione che hanno consentito a molti di percepire illecitamente gli assegni. Le informazioni false eventualmente dichiarate non emergono dalle verifiche automatiche e possono essere scoperte soltanto da una capillare azione di monitoraggio. Un’attività che dopo l’emergenza Covid, proprio in considerazione dei bonus previsti, è stata ulteriormente intensificata.
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