Furbetti del sisma, capofamiglia a processo per tentata truffa
CORTINO. Secondo l’accusa avrebbe tentato di percepire indebitamente il contributo di autonoma sistemazione pur non vivendo nell’abitazione interessata dall’ordinanza di sgombero post sisma. Un’accusa...
CORTINO. Secondo l’accusa avrebbe tentato di percepire indebitamente il contributo di autonoma sistemazione pur non vivendo nell’abitazione interessata dall’ordinanza di sgombero post sisma. Un’accusa che ieri mattina, al termine dell’udienza preliminare davanti al giudice Marco Procaccini, è costata ad un 60enne di Cortino il rinvio a giudizio con l’accusa di tentata truffa.
I fatti contestati all’uomo, difeso dall’avvocato Giancarlo Di Lucanardo, risalgono a novembre del 2016. L’uomo, secondo quanto si legge nel capo di imputazione, dopo l’ordinanza di sgombero dell’abitazione a causa dei danni provocati dal sisma del 24agosto 2016, avrebbe presentato la richiesta del contributo per sé e per la sua famiglia dichiarando che «il proprio nucleo familiare, alla data dell’evento sismico, aveva presso detto immobile l’abitazione principale, abituale e continuativa». Una dichiarazione non corrispondente alla realtà, secondo l’accusa, con l’uomo che avrebbe dunque compiuto, come si legge ancora nel capo di imputazione, «atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre in errore il competente ufficio del Comune di Cortino circa la spettanza di detto contributo». Nel corso dell’udienza preliminare il legale dell’uomo aveva chiesto che il suo assistito fosse ammesso al rito abbreviato condizionato all’audizione di un testimone. Richiesta rigettata dal gup, che ha rinviato l’uomo a giudizio con la prima udienza del processo fissata per giugno. Non è escluso che in quell’occasione il Comune di Cortino, rappresentato dall’avvocato Donatella Di Cesare (ieri sostituita in udienza dell’avvocato Federica Benguardato), possa costituirsi parte civile. Il Comune di Cortino risulta infatti parte offesa insieme alla presidenza del Consiglio dei ministri - dipartimento di Protezione civile e al centro operativo della Regione Abruzzo.
Attualmente sono diverse le inchieste aperte sui furbetti del “cas”, con le indagini che hanno toccato diversi comuni teramani e con uno degli indagati che a febbraio aveva patteggiato la pena.(a.m.)
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