Furbetti del sisma chiesto il processo per altre tre famiglie

9 Gennaio 2021

In sei accusati di aver percepito l’autonoma sistemazione dichiarando falsamente di essere residenti in case lesionate

TERAMO. C’è un’altra inchiesta, l’ennesima, a raccontare il post terremoto nelle cronache giudiziarie. E c’è ancora chi, secondo l’accusa messa nero su bianco dalla Procura, ha dichiarato il falso per usufruire dei contributi del Cas, l’indennità di autonoma sistemazione, senza averne i requisiti.
Sei i presunti “furbetti” teramani per cui la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Ovvero l’articolo 316 ter che ormai, in questi casi, da tempo ha sostituito il reato di truffa. Secondo la ricostruzione fatta dal pm Davide Rosati, si tratta dei componenti di tre nuclei familiari che avrebbero fatto risultare di avere la residenza nel posto in cui ci sono le abitazioni danneggiate quando invece sarebbe stato accertato che vivevano altrove. Anche in questo caso, così come già successo in precedenti fascicoli, ci sono stati dei sequestri preventivi di somme che complessivamente sfiorano ventimila euro. Sequestri che sono stati confermati anche in sede del Riesame. Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili.
Le inchieste, conseguenza di esposti e accertamenti delle forze dell’ordine, sono coordinate dal pool di magistrati che l’ex procuratore Antonio Guerriero (da qualche mese guida la Procura di Frosinone) ha messo a capo di tutto quello che riguarda il terremoto (oltre a Rosati ne fanno parte i pm Andrea De Feis e Stefano Giovagnoni). È evidente, e forse fin troppo scontato, che su questo fronte i fascicoli d’indagine siano destinati a crescere visto anche i numeri degli sfollati registrati nei vari comuni. Perché nei tempi di una ricostruzione sempre più lenta e difficile, i “furbetti” dell’autonoma sistemazione aumentano e le inchieste si allargano toccando, oltre al capoluogo, anche altri centri danneggiati dal sisma. La chiave di volta investigativa per scovare i “furbetti” è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito o meno. Fino a questo momento sono stati più di trenta i fascicoli già aperti dai pm del pool di cui alcuni definiti sia con processi in corso, sia con istanze di patteggiamento già accolte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA