Furbetti del sisma, famiglia sotto processo

9 Marzo 2022

In cinque sono imputati per aver percepito il contributo di autonoma sistemazione senza i requisiti 

TERAMO. Ci sarà un altro processo a raccontare le cronache giudiziarie del post sisma. Perché resta la sistematica ed illecita elusione delle regole a legare le tante inchieste aperte sul terremoto. Come questo caso in cui i componenti di un nucleo familiare teramano (cinque persone tra padre, madre, figli e nuore) sono finiti a giudizio per indebita percezione del contributo di autonoma sistemazione. Ovvero l’articolo 316 ter che ormai, in questi casi, da tempo ha sostituito il reato di truffa. Questo dopo che nei mesi scorsi la Procura teramana ha chiesto ed ottenuto il sequestro di circa 30mila euro, ovvero la somma che secondo l’autorità giudiziaria i cinque avrebbero percepito senza averne i requisiti. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura i componenti del nucleo familiare avrebbero fatto risultare di avere la residenza nel posto in cui ci sono le abitazioni danneggiate quando invece sarebbe stato accertato che vivevano altrove. Anche in questo caso, così come già successo in precedenti fascicoli, ci sono stati dei sequestri preventivi. Il Cas è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. A Teramo, ormai da tempo, svariati sono stati i procedimenti giudiziari aperti dalla Procura sul terremoto, a cominciare proprio da quelle che hanno fatto emergere casi di truffe o di indebita percezione.(d.p.)