Furbetti del sisma, sequestrati 800mila euro intascati truffando

È l’esito delle indagini della Finanza a Montorio, Castellalto, Bisenti, Montorio e Valle Castellana C’è anche chi ha preso l’autonoma sistemazione recluso in carcere, solo due su 81 hanno restituito
TERAMO. La fantasia, di certo, non manca ai furbetti del terremoto così come ormai da tempo raccontano le varie inchieste giudiziarie. Pur di incassare i soldi dell’autonoma sistemazione, c’è chi ha fatto risultare di essere ospite di un albergo quanto invece era detenuto in un carcere di fuori regione e chi non ha esitato a dire di vivere in una casa che, in realtà, era solo una stalla. E anche chi, per giustificare l’assenza di consumi domestici nel periodo invernale, ha detto che si lavava con l’acqua piovana. Perché la storia si ripete sempre e la violazione sistematica delle regole resta il filo conduttore dei post sisma raccontati dalle cronache giudiziarie.
La conferma, l’ennesima, arriva dal bilancio del comando provinciale della guardia di finanza che in poco meno di un anno ha scoperto un milione e mezzo di indennità Cas percepite indebitamente di cui 880mila già sequestrati preventivamente. Complessivamente sono state 81 le persone denunciate dalla Finanza per indebita percezione di fondi pubblici con casi a Valle Castellana, Castellalto, Montorio e Bisenti e con riferimento al terremoto del 2016. Di questi 81 solo quattro hanno provveduto a restituire il contributo per una somma di 57mila euro. Tra i denunciati ( è il caso di Valle Castellana) ci sono anche due ex dipendenti pubblici accusati di abuso d’ufficio. Per l’accusa, dunque, tutti hanno approfittato dello stato di emergenza per attestare falsamente di risiedere abitualmente, stabilmente e in maniera continuativa in alcuni paesi del cratere. Il tutto in una fiera dell’assurdo che diventa scandalo solo quando scatta l’inchiesta della Procura e l’accertamento delle indagini. «Giova evidenziare», si legge in una nota del comando provinciale della finanza agli ordini del tenente colonnello Gianfranco Lucignano, «che la lotta agli sprechi di denaro pubblico e alla corruzione avviata dalla Finanza consente un utilizzo trasparente ed efficiente dei finanziamenti nazionali e comunitario mentre il controllo efficace della gestione delle risorse permette di salvaguardare l’integrità dei bilanci pubblici». Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse.
Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. La chiave di volta investigativa è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito. È ipotizzabile che nei tempi di una ricostruzione sempre più lenta e difficile, i “furbetti” dell’autonoma sistemazione siano destinati ad aumentare e le inchieste ad allargarsi . Con ipotesi di reato che vanno dalla truffa all’indebita percezione di fondi pubblici. E, anche con i tempi lunghi dei procedimenti giudiziari, va detto che alcuni casi si sono già definiti dal punto di vista giudiziario con sentenze di patteggiamento.
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