Furbetti e reddito di cittadinanza In 65 denunciati dai carabinieri

6 Novembre 2021

Complessivamente avrebbero percepito 367mila euro di indennità senza averne i requisiti Per l’accusa non hanno dichiarato la proprietà di immobili o il ritorno nei loro paesi di origine

TERAMO. Dall’artigiano rigorosamente in nero ai cittadini stranieri che non vivono più in Italia fino ai proprietari di immobili che si sono ben guardati dal dichiarare le proprietà: c’è di tutto tra i 65 denunciati dai carabinieri del comando provinciale di Teramo tra maggio e metà ottobre di quest’anno. Complessivamente avrebbero percepito 367mila euro di indennità non dovute.
Numeri a riflettere l’immagine di un Paese in cui tutto è sempre possibile fino a quando non scatta l’inchiesta giudiziaria a definire l’illecito. Cronache quotidiane che non sempre balzano agli onori della cronaca, ma che scandiscono la realtà. Nel Teramano la lotta ai “furbetti” del reddito di cittadinanza è iniziata ormai da anni, da quando la misura è stata introdotta. Tanto è vero che per molti “furbetti” ci sono fascicoli giudiziari già arrivati davanti al tribunale con richieste di rinvio a giudizio e tanti altri sono già in fase dibattimentale. Da maggio a metà ottobre nel corso il comando provinciale carabinieri di Teramo, nel corso di un servizio coordinato disposto dal comando interregionale carabinieri Ogaden di Napoli e svolto congiuntamente a personale del gruppo carabinieri tutela lavoro di Roma, ha controllato complessivamente 1.59 famiglie titolare del beneficio (il 25% del totale di 4.306 presenti) riscontrando irregolarità nel 6% dei casi. Complessivamente i carabinieri hanno denunciato 65 persone di cui 20 teramani e 45 cittadini stranieri. Molti coloro con precedenti di polizia. Le persone denunciate vivono a Teramo, Martinsicuro, Giulianova, Alba Adriatica, Roseto, Notaresco, Mosciano, Castellalto, Montorio, Crognaleto, Morro d’Oro e Silvi. L’ipotesi di reato, prevista inizialmente come truffa e poi come indebita percezione di erogazioni pubbliche, è stata meglio definita nel decreto legge del 28 gennaio 2019 coordinato con la legge di conversione del 28 marzo 2019 riguardante proprio le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni che all’articolo 7 stabilisce: «Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni».
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