Fusione, L’Aquila diffida Teramo che risponde: «Si deve aspettare»

10 Gennaio 2020

Il presidente Santilli chiede alla Regione di procedere subito all’unificazione e minaccia azioni legali Lanciotti sollecita invece Marsilio ad attendere l’8 aprile, quando si pronuncerà la Suprema Corte 

TERAMO. Una diffida, quella recapitata alla Camera di commercio di Teramo e alla Regione da quella aquilana, a cui il presidente dell’ente camerale teramano, Gloriano Lanciotti, risponde per le rime.
La diffida del presidente Lorenzo Santilli, rivolta al governatore Marsilio, è a dar corso alla fusione fra i due enti «con effetto immediato, ponendo fine al grave ed ingiustificato ritardo finora accumulato». La diffida nel confronti della Camera di commercio di Teramo è invece differente, l’ente aquilano si riserva «di attivare ogni ulteriore iniziativa anche in sede giurisdizionale anche nei confronti della Camera di Commercio di Teramo, a tutela dei propri diritti, anche di natura risarcitoria».
In una nota l’ente teramano ribadisce la propria posizione: sostanzialmente chiede tempo. In particolare fino all’8 aprile data in cui la Corte Costituzionale «si pronuncerà sulla legittimità della normativa di riforma del sistema camerale, a seguito di numerosi ricorsi proposti dalle Camere di commercio, sui quali il Tar Lazio ha ritenuto di sospendere i relativi giudizi e di trasmettere gli atti alla Consulta», specifica Lanciotti, «a tal proposito alcune Regioni hanno interrotto le procedure di accorpamento, e tra queste, per ultimo, la regione Campania che in data 31 dicembre ha sospeso la procedura di accorpamento volontario tra le Camere di commercio di Avellino e Benevento in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale». La Camera di commercio di Teramo «a tutela delle proprie prerogative ed auspicando che la Regione Abruzzo tenga conto dell'imminente pronunciamento della Corte Costituzionale prima di emanare atti di propria competenza», ha inoltrato una nota al presidente della Regione, Marco Marsilio, e all'assessore alle Attività Produttive, Mauro Febbo, con la quale si chiede di bloccare tutto sino all'udienza dell'8 aprile.
«Ciò al fine di scongiurare che l'eventuale accoglimento dei ricorsi, con conseguente dichiarazione di incostituzionalità della riforma, si riverberi sia sulla validità della procedura di costituzione del nuovo ente che sulla definizione della composizione dei nuovi organi camerali», fa notare Lanciotti, «alla luce della probabile sentenza di accoglimento dei ricorsi, che prefigurerebbe uno scenario normativa nuovo relativamente alla riforma del sistema camerale, si ritiene opportuno che anche la Camera di commercio di L'Aquila, come già fatto dall'ente camerale teramano, rivisiti le decisioni in precedenza assunte che le consentirebbe di mantenere la propria autonomia non essendo chiare le ragioni che sottendono la presa di pozione dell'ente aquilano, fortemente determinato a concludere il percorso di fusione con quello teramano, rinunciando implicitamente al proprio ruolo di supporto e assistenza puntuale al territorio e alle imprese locali. Desta stupore il tono e il contenuto della diffida, che appaiono censurabili in punta di diritto e, soprattutto, poco consoni alla salvaguardia dell'armonia dei rapporti istituzionali fra i due enti».
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