Gabriele: «Sto in Olanda per crearmi un futuro»

29 Settembre 2017

Il caso di un 26enne rosetano laureato in chimica che è emigrato per lavoro Di lui e di altri 70 concittadini si è parlato nella Settimana della fratellanza

ROSETO. Gabriele Laudadio è un giovane ricercatore rosetano di 26 anni emigrato in Olanda per svolgere il suo lavoro. Uno dei tanti giovani costretti a lasciare l’Italia per trovare opportunità all’estero.
Della fuga dei cervelli dal nostro Paese, e non solo, si è parlato ieri mattina in un convegno al Palazzo del mare dal titolo “Chi esce dall’Italia cosa cerca? Il fenomeno dei giovani che vanno all’estero” organizzato dall’associazione Cerchi concentrici Promotor con il patrocinio del Comune di Roseto. E’ stata la prima delle due giornate della sedicesima edizione della “Settimana della fratellanza”. «Chi se ne va», ha detto il sociologo Fabrizio Fornari, ospite della prima giornata, «magari ha fatto qui la triennale e poi va a prendere la laurea magistrale in Inghilterra, dove non è un doppione di fatto della triennale medesima come da noi».
A Roseto circa 70 ragazzi sono andati all’estero per studio o lavoro e Gabriele Laudadio è uno di questi. Laureatosi il 14 aprile del 2016 all’università di Pisa in chimica organica, il primo maggio del 2016 ha deciso di partire per l’Olanda, a Eindhoven, per iniziare il suo dottorato di ricerca sotto la guida del professor Timothy Noel. «Sono tanti i motivi legati soprattutto alle maggiori possibilità che ti danno in un paese come l’Olanda», risponde Gabriele rintracciato telefonicamente in Olanda, «un ambiente di lavoro più competitivo, maggiore riconoscimento da parte della comunità internazionale, il lavoratore è tutelato da tutti i punti di vista. Inoltre c’è il riconoscimento da parte di istituzioni e governo del lavoro svolto, oltre a maggiori sbocchi professionali, maggiori possibilità di fare carriera nell’ambito scelto, qualsiasi esso sia, e salari più alti».
Il convegno al Palazzo del mare ha toccato vari temi: dai motivi che spingono i giovani a lasciare l’Italia (esasperazione individualistica, mancanza di politiche economiche, mancanza di politiche del lavoro) alla società attuale che ci spinge alla competizione, al conflitto più che alla cooperazione. «Prima uscivano gli italiani poveri che volevano lavorare», ha detto ancora il sociologo Fornari, «mentre oggi ce ne andiamo perché viviamo in una società globalizzata. Le risorse sono sempre più scarse, e la lotta per averle sempre più forte. La mitologia della crescita non convince più. E la gente se ne va. Ma non dobbiamo arrenderci, si può sempre ottenere qualcosa seguendo la propria vocazione». All’incontro erano presenti gli studenti dell’istituto Moretti, l’insegnante di storia contemporanea Carmelita Della Penna, il presidente del consiglio comunale Teresa Ginoble e l’assessore alla cultura Carmelita Bruscia.
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