Gabrielli difende gli agenti «Nessuna inadempienza»

Il capo della polizia risponde alle domande sul caso in commissione femminicidio «Non possiamo arrestare tutti gli stalker, ma dov’è finita l’attività giudiziaria?»
TERAMO. «Mi risulta complicato rilevare inadempienze da parte degli operatori di polizia. Piuttosto, non so che fine ha fatto l'attività giudiziaria: la denuncia ai carabinieri dove è andata? Chi l'ha trattata?». Sono le parole che il capo della polizia Franco Gabrielli, in audizione ieri alla commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, ha dedicato al caso di Ester Pasqualoni, l’oncologa di 53 anni uccisa da uno stalker nei giorni scorsi davanti all’ospedale di Sant’Omero.
«C'è stata una denuncia di stalkeraggio, a fronte della quale il questore ha emesso un ammonimento, ma si è andati oltre», ha sottolineato Gabrielli, «all'uomo sono anche state sottratte le armi. Gli operatori hanno applicato gli strumenti disponibili e non è mancato il coordinamento. L'esito è stato infausto perché il pazzo criminale aveva intenzione di portare alle estreme conseguenze lo stalkeraggio. È una sconfitta non aver salvato quella donna, ma è complicato addebitare a chi ha operato un comportamento non in linea». Secondo il capo della polizia, dunque, non ci sono state negligenze o omissioni da parte delle forze dell’ordine che si sono occupate della vicenda di Ester Pasqualoni sfociata in tragedia. «Non possiamo arrestare tutti gli stalker, è un'ovvietà», ha continuato Gabrielli, «se la legge dice che al primo atto di stalkeraggio c'è l'arresto, lo facciamo, ma poi servirebbe costruire altre carceri».
Il capo della polizia si è soffermato sul caso dell’oncologa, trucidata dal suo persecutore dopo anni di molestie denunciate dalla vittima, rispondendo alle domande rivoltegli durante l’audizione. «Diciamo che non possiamo arrestare tutti gli stalker», ha precisato, «non perché incapaci a farlo. Se avessimo arrestato in flagranza l'uomo davanti alla scuola mentre riprendeva la donna con una telecamera, di fronte al fatto che era incensurato il giudice lo avrebbe rimesso in libertà il giorno dopo. Non perché è cattivo, ma perché così è ed avremmo semplicemente differito l'uccisione». Il problema, insomma, è normativo e come lascia intendere il capo della polizia legato all’attività giudiziaria successiva alla denuncia per stalking. Nel corso dell’audizione, comunque, Gabrielli ha tenuto a precisare che i femminicidi sono in calo, sebbene si debba lasciarsi andare all’ottimismo.
A detta del capo della polizia persiste «un'area oscura di abusi e maltrattamenti» frutto di «una subcultura che reifica la donna disconoscendole il diritto alla libertà e all'autonomia». Il contrastodi questo fenomeno, secondo lui, «non si può fare solo con strumenti di polizia: occorre una rete tra mondo della prevenzione, della repressione e le istituzioni che operano nel sociale».

