Gaia, una vita di corsa sognando i mondiali

La campionessa: l’amore per lo sport trasmesso da papà
TERAMO. Gaia ti porta dritto al cuore di questa storia. Che è quella di una bambina che amava correre, della sorella più grande che faceva atletica, di un papà innamorato di montagna e sport che portava sempre le sue piccole sul Gran Sasso. E oggi che Gaia Sabbatini è una giovane campionessa che colleziona podi nelle gare di mezzofondo sognando i mondiali e che papà Pino non c’è più (indimenticata guida alpina con scalate in tutto il mondo travolto da una slavina nel 2014), c’è qualcosa di magico in una manciata di parole che riesce a fermare il tempo, a materializzare un luogo, una persona, una situazione in tutta la sua singolarità, a toccarci nel profondo. Come fa Gaia, 19 anni a giugno, campionessa italiana juniores di 800 e 1500 indoor e outdoor, con convocazioni nella Nazionale, con gli occhi che raccontano prima delle parole e con quella sua falcata che fa sognare i teramani. Grandi e piccoli, pronti a fermarla per un autografo, ad incitarla nei quotidiani allenamenti al campo scuola, ad applaudirla quando la si incrocia “volare” sul lungofiume.
Come è nata la passione di Gaia per la corsa?
«Avevo dieci anni e a fine quinta elementare accompagnavo Eva, mia sorella più grande che faceva atletica con la professoressa Paola Marcone. Mi piaceva correre, non stavo mai ferma, ero una trottola e la professoressa Marcone mi disse «Perchè non la fai anche tu?». Allora ho iniziato. Avevo fatto tanti altri sport come nuoto, pallavolo, ginnastica, ma la corsa evidentemente era nel mio dna perchè non ho più smesso. Ho cominciato con Marcello Vicerè che è tuttora il mio grande allenatore della società atletica Gran Sasso. Il mezzofondo è stata subito la mia specialità e pian piano sono arrivati i primi risultati con i piazzamenti per due anni consecutivi ai campionati italiani e sempre tra le primi sei. Successivamente è arrivata anche la soddisfazione con gli europei e con il piazzamento all’ottavo posto. E poi c’è il mio record di cui vado molto fiera: quello personale dell’anno scorso è stato di 4’20’’. Quest’anno ho fatto 4’22’’che sarebbe il minimo per partecipare ai mondiali».
Quanto c’è di papà Pino nell’amore per lo sport?
«C’è tanto, c’è tutto. Io e mia sorella forse non avevamo ancora imparato a camminare quando papà ci portava in montagna. Le arrampicate, le sciate, le escursioni sul Gran Sasso, e non solo, sono entrate da subito nella mia vita. Papà mi ha trasmesso l’amore profondo per lo sport che vuol dire soprattutto vita sana, lealtà, coraggio. Dopo la corsa lo sci è un’altra grande passione, ma mi devo limitare perchè ho paura di farmi male e quindi di poter avere delle conseguenze per la corsa. E questo non me lo perdonerei mai».
Come si concilia un impegno sportivo così importante con la vita scolastica?
«Non è facile. Io frequento il quarto anno dell’istituto agrario Di Poppa-Rozzi e devo sempre ringraziare la preside e i miei professori che tengono in considerazione il mio impegno sportivo. Lo studio, come l’allenamento, fa parte della mia giornata. Una giornata che dopo le cinque ore trascorse a scuola prosegue con le tre ore di allenamento quotidiano che, con il passare del tempo, sono destinate ad aumentare. Già dal prossimo anno in alcune giornate dovrò fare doppi allentamenti. Ma questa è la vita che ho scelto, che mi piace e quando una cosa ti piace anche i sacrifici si affrontano meglio. Perché non bisogna dimenticare che non ci vuole solo il cuore ma anche la testa».
Gaia Sabbatini in città è già una grande campionessa che partecipa agli incontri con le scuole, che fa da madrina alle competizioni sportive, firma autografi alle bambine.
«Inutile dire che è una cosa molto bella, che mi piace, che mi fa sentire l’affetto della mia città. Mi piace quando mi chiamano per trasmettere la mia passione per lo sport, per quello sport che vuol dire soprattutto vita sana, lealtà e impegno. Sono valori importanti nella vita di tutti e se posso contribuire a trasmetterli è una bella cosa».
Qual è l’idolo sportivo?
«Innazitutto la campionessa italiana Federica Del Buono, grande atleta, grande mezzafondista che negli ultimi tempi ha avuto dei problemi fisici e che ora si sta riprendendo mettendoci tutto l’impegno e la forza possibile. E’ davvero un grande esempio. E poi c’è Tirunesh DiBaba, mezzafondista e maratoneta etiope che è veramente una forza della natura, un esempio di professionalità e impegno per tutte noi giovani. Devo dire che il mondo della Nazionale è veramente bello, affascinante, entusiasmante. Il rapporto che si è creato con tutti, atleti e preparatori, è allo stesso tempo familiare e molto professionale. E poi allenarsi in gruppo dà veramente una marcia in più».
E’ stata modella per una campagna Adidas. Il suo futuro è sulle passerelle o sulle piste d’atletica?
«Fare la modella mi ha divertito, è stata una bella esperienza. Ma se penso al mio futuro lo immagino come atleta. Il mio sogno è quello di partecipare ai mondiali di luglio in programma in Finlandia, ma non voglio dire niente perché sono molto scaramantica. Voglio solo sperare di farcela. Prima dei mondiali, a giugno, ci sono i campionati italiani. Voglio impegnarmi al massimo per migliorarmi sulle distanze, soprattutto i 1500».
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