Gasdotto esploso, un anno senza risposte

Domani il primo anniversario dello scoppio. I residenti sfollati: «Siamo stati dimenticati». L’area resta sequestrata
PINETO. In contrada Cretone restano gli alberi inceneriti, i tetti sollevati, la terra arsa. E le vite sospese di uomini e donne che dal 6 marzo dell’anno scorso aspettano. «Ma qui è tutto fermo, almeno per noi» ripete Loredana Pavone, sul viso i segni dell’ondata di fuoco che quella mattina di un anno fa la spinse a correre fuori casa con i figli e l’anziana suocera. Domani saranno 365 giorni dall’esplosione del gasdotto di Pineto, ma in contrada Cretone, un pugno di case che dall’alto guarda Pineto, nulla è cambiato. Almeno per la gente, per gli sfollati rimasti senza casa e presente. «Loro hanno ripreso e noi siamo ancora qui a cercare di capire quello che ci aspetta» dice Loredana.
«Loro» sono quelli della Snam che a dicembre hanno avviato i lavori per la riattivazione di un collegamento provvisorio in un’area che resta ancora sotto sequestro. Perchè l’inchiesta giudiziaria per crollo colposo con venti indagati non è ancora chiusa, la consulenza tecnica disposta dal pm Silvia Scamurra non è ancora rientrata e i tempi di un’indagine con venti indagati, tra dirigenti e tecnici di Snam, Rete Gas, Snam Spa e Enel Distribuzione, sono dilatati nell’ambito di una cronologia che è propria di indagini particolarmente complesse. Come questa che cerca di ricostruire i perchè di un disastro. E’ stato un lavoro certosino quello che inquirenti e investigatori hanno messo insieme per individuare in tutta Italia i ruoli e le gerarchie di responsabilità nelle varie società, andando anche a ritroso nel tempo visto che la costruzione di quel gasdotto risale alla fine degli anni sessanta. Attività non facile considerato il garbuglio di società e deleghe esistenti nei vari settori.
Intanto le famiglie di due fratelli che abitavano nella casa divelta dall’esplosione, quella ristrutturata con mutui e sacrifici, contano i giorni come i grani un rosario. Nell’attesa le spese non si contano: quelle dell’affitto di casa, dell’acquisto della nuova auto dopo che l’altra è stata danneggiata dall’esplosione e anche quelle per coprire il tetto della casa transennata. «Ci pioveva dentro», dice Loredana, «e certamente non potevamo permettere che si rovinasse perchè per noi quella casa è il frutto di tanti sacrifici». Nel frattempo, in attesa di poterci rientrare, la famiglia di Loredana paga 500 euro al mese d’affitto per l’appartamento che si trova proprio davanti alla villetta chiusa dove hanno scelto di rimanere con gli anziani suoceri. Come Eugenio, che a 80 anni ha dovuto lasciare tutto il suo mondo e che quel 6 marzo dell’anno scorso avrebbe fatto di tutto per salvare i suoi 135 conigli. E che oggi strappa oasi alla terra arsa per continuare a fare piccoli orti. Ma i dimenticati di Mutignano non sono solo quelli che hanno perso la casa, ma anche tutti gli altri che per mesi sono rimasti senza corrente elettrica costretti a fare conti con lungaggini burocratiche e che hanno formato un comitato. Anche loro aspettano.
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