Gatti, avviso agli scontenti «O con Brucchi o a casa»

Il leader del centrodestra analizza la sconfitta alle provinciali («Partiti finiti») e stoppa i malpancisti in Comune: «Non possiamo stare a perdere tempo»
TERAMO. I partiti? Praticamente finiti, non più in grado di frenare i personalismi. Il centrodestra, teramano e non? In grave crisi d’identità. Il mio futuro politico? Di sicuro non più alla Regione. Parole e musica di Paolo Gatti, il campione abruzzese delle preferenze nonché leader della corrente maggioritaria di Forza Italia nel Teramano, che alle recenti elezioni provinciali di secondo livello (riservate cioè solo a sindaci e consiglieri comunali) ha visto sorprendentemente battuto il candidato presidente della sua area, Gabriele Astolfi, impallinato da franchi tiratori di centrodestra. Gatti torna su quella sconfitta con toni forti, delineando un quadro che sa di morte della politica, ma non si rassegna allo sfacelo che sembra incombere e avverte i “malpancisti” della maggioranza – non più granitica – che nel capoluogo sostiene il sindaco Maurizio Brucchi: «Riallineatevi, o si va tutti a casa».
LE PROVINCIALI. «Non c’è stato niente di politico, chi nel centrodestra ha votato Renzo Di Sabatino lo ha fatto per altri motivi ma il grave è che non li dice». Gatti allude a motivi di bieca convenienza personale, anche spicciola, ma non vuole entrare nel dettaglio. «I partiti», continua, «sono delegittimati, non hanno più la forza di trattenere i personalismi. Nel nostro caso c’è anche una crisi della nostra area, nazionale e regionale, che crea disorientamento. E questo ha inciso. Astolfi, però, è stato scelto non da me né da un partito, ma dai sindaci riuniti allo scopo per mia precisa volontà. Perché quel dualismo poi risultato fatale con Umberto D’Annuntiis? Io a D’Annuntiis ho sconsigliato in tutti i modi di candidarsi, ma se uno vuole provarci ci prova. Il punto è che, dopo che i sindaci hanno scelto Astolfi, Umberto doveva essere lineare e invece ha avuto un blackout interiore che gli ha fatto compiere un disastro politico e umano. Lo reputo ancora ottimo amministratore e ottima persona, ma quel blackout mi ha rattristato profondamente».
ARGINARE GATTI. Prima e dopo le provinciali è sembrato che agli altri big teramani di centrodestra interessasse solo, o soprattutto, arginare Gatti. «Se il problema è arginare me», replica il consigliere regionale, «siamo in uno stato di mediocrità politica imbarazzante. Nell’ipotesi, tranquilizzo tutti: annuncio fin d’ora che alla Regione non mi candido più. Sono stato due volte il più votato d’Abruzzo, ho fatto l’assessore, ora sono vice presidente del consiglio e sono come uno yogurt: ho la scadenza. Non so se mi candiderò ad altro, valuterò con gli amici. Magari no, esiste un tempo per la politica attiva – e io ne ho già fatta tanta – e uno per quella fatta dall’esterno. Il mio movimento, “Futuro In”? Spero che durerà a lungo. Se mi sopravviverà? Credo ci sia più di una persona che può guidarlo al posto mio».
IL COMUNE. Parli di “Futuro In” e non puoi non arrivare alla situazione del Comune di Teramo, dove i “gattiani” sono preponderanti in giunta e nella maggioranza consiliare ma si trovano a fronteggiare, insieme al sindaco Brucchi, una crescente marea di malpancisti. Paolo Gatti è molto chiaro: «A inizio 2015 si farà un check-up per verificare l’attuazione del programma, le cose fatte e le priorità. Tutto si può migliorare, ma c’è una linea di demarcazione insuperabile: le ambizioni personali vengono dopo l’interesse generale. O i malpancismi si trasformano in proposte costruttive, o tutto questo non può durare a lungo. Se anche dopo il check-up le ambizioni personali prevarranno, ne trarremo le conseguenze. Non si può perdere tempo, bisogna andare dritti». Traduzione: compatti e buoni, o tutti a casa.
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