Gatti: «Basta con la politica Decisione presa da mesi»

26 Giugno 2018

«Ci sono mancati duemila elettori al secondo turno, la Lega si è disimpegnata Pentito di aver sfiduciato Brucchi? No, semmai di non averlo fatto prima»

TERAMO. Anno sabbatico, pausa di rilessione... dategli il nome che volete, fatto sta che Paolo Gatti si ferma. Dà uno stop alla sua attività politica, che è stata, nell’ultimo quindicennio, la parte preponderante della sua vita. Gatti dovrebbe annunciare oggi il suo (momentaneo?) ritiro dalle scene, che ovviamente avverrebbe quando terminerà la legislatura regionale, ma ha fatto capire già ieri che la decisione è presa. «Ed è una decisione», anticipa, «maturata già a marzo, e che prescinde dal risultato delle comunali. Ovviamente mi sarebbe piaciuto annunciarla dopo una vittoria, ma tant’è...».
In attesa dell’annuncio, Gatti analizza così il voto di domenica. «Le riflessioni da fare», dice, «sono semplici. Abbiamo perso perché non siamo stati in grado di ri-mobilitare il nostro elettorato per il secondo turno. Morra ha preso in pratica gli stessi voti del primo turno attingendone qualche centinaio dall’elettorato di Covelli, altrettanti da quello di Cavallari e qualcosa anche da quello di Di Dalmazio e da quello dei 5 Stelle. Circa duemila nostri elettori non sono tornati a votare, questa è la verità. Di chi è la colpa? Mah. Ci sono tanti motivi. Uno tra i tanti è che la Lega non ha fatto neanche un manifesto pre-ballottaggio, da parte loro c’è stato il disimpegno totale se si escludono i due-tre più votati della lista. Quanto a D’Alberto, ha preso seimila voti più del primo turno ed è evidente che la maggior parte di coloro che al primo turno avevano votato 5 Stelle, Di Dalmazio e Cavallari ha votato D’Alberto».
Sull’astensionismo da record che ha segnato quest’elezione Gatti dice: «Ha votato un teramano su due, questa nuova amministrazione è stata scelta da un teramano su quattro. Non per questo è delegittimata, per carità, ma questo astensionismo dei teramani è grave dal punto di vista sociologico».
Ma Gatti è pentito di aver fatto cadere, nel dicembre scorso, l’amministrazione Brucchi? La risposta è tagliente: «Sono pentito di non aver fatto cadere Brucchi prima. Non l’abbiamo fatto perché c’è stato il terremoto e perché speravamo di ricostituire una maggioranza numerica, ma quell’anno che ci siamo dati per tener su la baracca è stato ulteriormente dannoso».
Qualcosa da dire a Di Dalmazio? «Gli faccio tanti auguri per la futura carriera politica, che immagino non sarà nel centrodestra».
Qualcosa da dire a chi vede Gatti come una sorta di “piovra” e ora parla di “città degattizzata”? «Se qualcuno fosse stato in grado di spiegarle, queste cose, potrei rispondere. Dico solo che possono stare tranquilli. Domani (oggi, ndr) farò sapere il mio futuro».
BRUCCHI. In un post messo su Fb nella notte, l’ex sindaco Maurizio Brucchi scrive: «Questa sconfitta ha un nome e un cognome». Il riferimento è a Paolo Gatti? Brucchi prova a dribblare la polemica («Volevo dire che ci sono delle precise responsabilità»), poi dichiara: «Il mio pensiero è che innanzitutto questa elezione non si doveva fare, perché a Teramo si doveva votare nel 2019. È una sconfitta dura, pesante e difficile da digerire. La caduta della mia amministrazione ha certamente influito sia sulla campagna elettorale che sul voto, molti elettori di centrodestra non hanno compreso perché sia accaduto e mi si rivolgevano chiedendo: “Scusa, dobbiamo votare per quelli che ti hanno fatto cadere?”. Ci voleva, e non certo da parte di Giandonato Morra che ha mostrato sempre grande umiltà, meno arroganza. Non sempre si può giocare all'attacco, qualche volta si può anche fare il portatore d'acqua o stare in panchina e in tribuna. Da questa sconfitta», conclude Brucchi, «bisogna ripartire per ricostruire un centrodestra che oggi a Teramo non c'è più».
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