Gatti: solo il super ospedale può salvare Teramo dal declino

Il consigliere regionale lancia la proposta alla vigilia del consiglio straordinario con D’Alfonso «L’unica vocazione possibile per noi è quella di essere polo di eccellenza della sanità pubblica»
TERAMO. Quale futuro per Teramo, che sta perdendo pezzo a pezzo tutti gli uffici che la connotavano come città di servizi? La domanda è difficile, ma il consigliere regionale – ed ex assessore regionale e comunale – Paolo Gatti non ha dubbi: l’unica vocazione possibile per la città è quella della sanità pubblica, il che passa necessariamente per l’assegnazione a Teramo di un ospedale di secondo livello, ovvero di un ospedale completo di tutte le specialistiche che sia da riferimento per un bacino d’utenza di almeno 600mila abitanti. Alla vigilia del consiglio comunale straordinario sulla sanità convocato per domani alle 19 dal sindaco Maurizio Brucchi e al quale parteciperanno il governatore Luciano D’Alfonso e l’assessore alla sanità Silvio Paolucci, l’esternazione di Gatti affidata al Centro non giunge casuale. La sua posizione sull’ospedale di secondo livello, peraltro, è a quanto pare trasversale: la condividono (vedi articolo a fianco) due esponenti di spicco del Pd teramano in Regione, il capogruppo Sandro Mariani e l’assessore all’agricoltura Dino Pepe.
«Il dibattito politico in città langue», attacca Gatti, «e bisogna andare oltre alberi abbattuti, siringhe e cestini divelti. Per carità, problemi che vanno affrontati e risolti, ma in un momento come questo, forse unico nella storia di questa città, bisogna fare pensieri più alti. Negli ultimi vent'anni ci sono stati tentativi, alcuni meritori altri velleitari, di definire una vocazione per il nostro territorio – tutti più o meno falliti. Ripartiamo da un punto fermo: Teramo da mezzo secolo si caratterizza per essere città imperniata sul pubblico impiego, ma in questo momento il pubblico impiego vacilla. Quale può essere la sua vocazione prevalente tra dieci-vent'anni? C'è rimasta soltanto una cosa sul tavolo: Teramo punto di riferimento nella sanità pubblica d'eccellenza. Abbiamo un ospedale al quale manca solo la Tin, la terapia intensiva neonatale, e ha tutti i requisiti per essere, in base al decreto Lorenzin, ospedale di secondo livello. Sanità pubblica d'eccellenza significa anche formazione: ebbene, la facoltà di veterinaria è formazione in sanità, così come lo è lo Zooprofilattico, così come si può costruire qualcosa sull'esperienza dell’ex psichiatrico rilanciata dal Festival della follia. La sanità è l'ultima cosa rimasta su cui investire perché non abbiamo eccellenze su cultura, turismo e industria. Qualcosa abbiamo, ma non è sufficiente a diventare la vocazione della città».
La domanda sorge spontanea: come la mettiamo con il resto dell’Abruzzo, in particolare con l’Aquilano? «L’Aquila», dice Gatti, «ora è la città della ricostruzione, ma per antonomasia è città della cultura; Pescara-Chieti è un’area metropolitana che si autodefinisce centro economico. In un pensiero complessivo, Teramo può e deve essere polo della sanità d’eccellenza. Ovviamente poi sulla sanità devi costruire altro e Teramo, secondo me, deve essere città della qualità della vita. Il presupposto per diventare questo è che la Regione prenda consapevolezza che una soluzione del genere è un bene per Teramo e provincia ed è un bene per l'Abruzzo».
Il timore è che si scateni una guerra di campanile e Gatti lo sa. «Non vorrei che per meri calcoli contingenti», dice, «e per non scontentare altri territori l'Abruzzo perda l'occasione di avere uno-due ospedali di secondo livello e ne abbia quattro di primo come il Molise, e che quindi si perda anche l'occasione di sostenere il futuro di questa città».
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