Gesto estremo dopo il no al lavoro fuori

29 Agosto 2020

Dante Di Silvestre aveva saputo che era stata respinta la sua richiesta. L’avvocato: «Aveva tutti i requisiti per il nulla osta»

TERAMO. Un attimo e ogni speranza è stata spazzata via. È accaduto giovedì mattina quando in carcere gli hanno notificato il provvedimento con cui l’ufficio di sorveglianza aveva respinto la sua richiesta di ammissione al lavoro esterno. E allora per Dante Di Silvestre il tempo sospeso è apparso infinito, troppo per continuare. Il giorno dopo la tragedia, i primi atti di un’inchiesta giudiziaria ricostruiscono dinamiche e spalancano finestre sul baratro. Quello in cui sono scivolati per sempre i pensieri del 64enne caldaista di Mosciano, detenuto modello, che scontava una condanna a 11 anni e 6 mesi per aver assassinato un uomo al culmine di una lite stradale. Di Silvestre si è tolto la vita nel giorno del suo 64esimo compleanno in un cortile interno di Castrogno, con una corda trovata nella cassetta degli attrezzi che poteva utilizzare visto che da tempo era stato ammesso a fare dei lavori nella casa circondariale. Prima ha scritto una lettera per i familiari e ha telefonato a casa. Il pm di turno Laura Colica ha aperto un fascicolo a carico di ignoti e ha disposto l’autopsia affidata all’anatomopatologo Giuseppe Sciarra. Molto probabilmente sarà eseguita oggi.
L’AVVOCATO. Secondo l’avvocato Gennaro Lettieri, che lo ha assistito in tutti i tre gradi di giudizio, Di Silvestre era nelle condizioni di pena per poter godere dell’ammissione al lavoro esterno. Permesso che l’ufficio di sorveglianza aveva respinto notificando il provvedimento di diniego giovedì mattina. Dice l’avvocato: «Questo lavoro, come mi hanno insegnato dall’inizio, si fa con il cuore prima ancora che con l’intelligenza. Sono profondamente amareggiato per la morte di Dante Di Silvestre. Egli era nelle condizioni di essere ammesso al lavoro esterno all’istituto carcerario tenuto conto della pena inflitta, di quella già scontata e della liberazione anticipata maturata. Il provvedimento di rigetto appare pertanto, a prima vista, non comprensibile avuto anche riguardo al suo stato di totale incensuratezza e alle sue doti umani, sociali e lavorative note nell’ambito della comunità giuliese e successivamente, purtroppo, all’interno della casa circondariale dove da tempo era stato ammesso al lavoro interno. Restano, pertanto, da chiarire le ragioni che hanno impedito di usufruire del permesso premio che gli era stato già concesso a luglio scorso dall’ufficio di sorveglianza e soprattutto le ragioni del rigetto del lavoro esterno che hanno determinato l’atto estremo».
L’OMICIDIO E LA CONDANNA.
Nel giugno del 2016 Di Silvestre venne arrestato dopo aver accoltellato e ucciso l'imprenditore informatico 41enne di Giulianova Paolo Cialini al termine di un diverbio scoppiato per motivi stradali tra i due che non si erano mai visti fino a quel drammatico momento. Un fendente sferrato all’angolo tra viale Orsini e via Verdi a Giulianova davanti agli occhi della figlioletta della vittima: una bimba di 6 anni rimasta nell’auto del papà e unica testimone. Fu lui stesso a chiamare il 118 per chiedere aiuto.
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