Ginoble: Minosse ha battuto un’armata

Il deputato e Pepe analizzano in modo diverso i numeri. Ma sono d’accordo sul futuro: «Ora lavoriamo tutti insieme»
TERAMO. L'analisi del voto non coincide, ma l'appello alla responsabilità è corale. Il giorno dopo la tornata elettorale per l'elezione del segretario provinciale del Pd i principali sostenitori dei due candidati, Gabriele Minosse confermato nell'incarico con il 55% dei consensi ed Elvezio Zunica che si è attestato al 45%, tracciano un bilancio positivo della consultazione e invitano a deporre le armi per concentrarsi sulle esigenze del territorio.
IL VINCITORE. Non può che essere soddisfatto del risultato il parlamentare Tommaso Ginoble, che nell'esito sancito dalle urne vede un doppio successo. «E' stato un grande esercizio di democrazia, con 3.100 persone che sono andate a votare», afferma, «dimostrando l'enorme differenza rispetto a chi si accontenta di accordi al ribasso». Al dato significativo dell'affluenza ai seggi si aggiunge il compiacimento per la conferma di Minosse. «Sono contento che sia stata scelta la continuità», evidenzia il deputato, «abbiamo un segretario che ha riportato più vittorie che sconfitte e anche l'ultimo risultato avvalora questa considerazione». Ginoble scende sul personale facendo rimarcare che Minosse «è una brava persona» e pronostica che «il suo secondo mandato sarà migliore del primo». La consultazione, però, non si è tradotta in un plebiscito per il segretario uscente. Anzi, rispetto alle precedenti elezioni, lo scarto con lo sfidante si è ridotto. «Il sistema di riequilibrio tra le liste non consente distacchi ampi», osserva Ginoble, «e comunque Minosse ha vinto a Teramo, Giulianova, Roseto e Silvi, i quattro principali centri della provincia». Il deputato non esita a definire straordinario il risultato del segretario uscente «anche perché aveva di fronte un'armata di amministratori regionali e in tanti, alla vigilia, pensavano a un esito diverso». Ora bisogna guardare avanti. «Gli sfidanti avranno tempo per rifarsi», conclude Ginoble, «il partito ora si concentri sui problemi del territorio provinciale».
L'APPELLO. La disamina del voto proposta dall'assessore regionale Dino Pepe, che era schierato sul fronte più vicino al governatore Luciano D'Alfonso a supporto di Elvezio Zunica, non collima con quella del parlamentare. Secondo lui, infatti, c'è stata «una sostanziale parità nei territori più grandi» mentre nelle realtà più piccole l'ha spuntata lo sfidante di Minosse. Lo scarto che ha dato la vittoria a quest'ultimo, insomma, sta tutto a Roseto dove «Ginoble è riuscito da solo a far emergere la differenza dei 200 voti determinanti per il risultato finale». Proprio al deputato Pepe si rivolge «affinchè prevalga la ragione e non vada disperso questo momento di democrazia alta, che molti altri partiti e movimenti ci invidiano, lavorando insieme per portare i valori del Pd al governo delle nostre città in periodi difficili, dove soffia forte il vento della rabbia e dell'antipolitica». L'assessore, però, sottolinea anche «uscite maldestre e grida sguaiate di qualcuno che si vuole affiggere qualche medaglietta sul petto» invitandolo ad «analizzare bene i dati e andare oltre le aspettative personali per evitare che una vittoria della democrazia si trasformi in un conflitto che non gioverà ai singoli e soprattutto al partito». Il riferimento alle dichiarazioni pepate di Sandro Mariani, che ha parlato di sconfitta dei «genuflessi a Pescara», è chiaro.
ROSETO BULGARA. A esultare per il risultato di Minosse è il Pd rosetano. Nel centro costiero, roccaforte di Ginoble, l'uscente ha fatto il pieno con il 91% dei consensi. Il segretario di circolo Simone Aloisi sostiene: «Si apre, ora, una nuova fase per la provincia, che da oggi in poi dovrà avere un ruolo in regione più confacente alla propria importanza».
I PROGRESSISTI. Per la coalizione che ha sostenuto Zunica e come suo vice Piergiorgio Possenti, comunque, il ruolo di Roseto è stato decisivo. «Minosse ha fatto molta più fatica nei territori più piccoli», fa notare il gruppo "Progressisti per il Pd", «in circa tre comuni su quattro del Teramano, infatti, ad imporsi è stata invece la nostra lista». La coalizione rivendica il merito di «aver saputo suscitare entusiasmo in una formazione politica che era ed è, evidentemente, in forte sofferenza sui territori, fuori dalle roccaforti del voto organizzato» e assicura che il proprio «patrimonio di idee, di lavoro e di condivisione sarà da domani al servizio della crescita del partito, per combattere i veri avversari del centrosinistra di governo». Per Angelo Falone, referente di Rete Dem, che ha fatto parte dell'alleanza per Zunica, al di là della sconfitta resta «una bella squadra che prende quasi la metà dei voti del Pd». Il suo auspicio, dunque, è che Minosse «collaborerà con il resto del partito con uno spirito di costruzione per il futuro, smentendo le malelingue che vorrebbero un asse Gatti-Mariani». Il congresso, però, lascia sul campo Graziella Cordone. L'ex candidata a sindaco di Teramo di area civica lascia il Pd, a cui aveva aderito dopo le elezioni comunali.
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