«Giochi di potere sulla pelle della città»

13 Maggio 2016

Il Pd chiede di tornare al voto visti anche i conti in rosso. D’Alberto: «Siamo quasi al dissesto»

TERAMO. Gli sviluppi della crisi in Comune sono le mosse di una partita a "Teramopoli che si gioca sulla pelle dei cittadini". Pd e "Teramo cambia" interpretano così le dimissioni dei quattro assessori di "Futuro in" che hanno dato uno scossone al tavolo politico in cui il sindaco Maurizio Brucchi e gli alleati rimastigli fedeli stanno tentando di ridare slancio alla maggioranza e all'amministrazione. «Cercano solo di conservare il potere», attacca Gianguido D'Alberto, capogruppo dei democratici, «con un gravissimo senso d'irresponsabilità che evidenzia lo scollamento tra questo ridicolo teatrino e la drammatica situazione della città».

Parla di "emergenza finanziaria" illustrando i dati di bilancio, che riportano un disavanzo strutturale di 22 milioni, anticipazione di cassa per 16 milioni, mancati introiti dalla Tari di tre milioni solo per quest'anno e la chiusura dell'esercizio scorso con un passivo di altri tre milioni, ai limiti della bancarotta. La pesantezza della situazione è sintetizzata, secondo D'Alberto, in un passaggio del parere della dirigente Adele Ferretti allegato al documento contabile di previsione che evidenzia squilibri finanziari strutturali, riferiti in particolare alla liquidità di cassa, non recuperabili con strumenti ordinari. «Nell'atto si propone di attivare le procedure straordinarie previste nel testo unico degli enti locali», spiega il consigliere, «sono l'anticamera del dissesto». Nonostante tutto, sindaco e alleati «si preoccupano di scovare tutti gli spazi possibili e le poltrone occupabili, rimettendo in discussione anche gli incarichi alla Team, al Bim e al Ruzzo, con l'unico scopo di continuare a gestire il potere, non governare». Nel centrodestra, insomma, si sta giocando «una partita a scacchi che non tiene conto degli interessi dei teramani». Le dimissioni degli assessori del gruppo che fa capo a Paolo Gatti, inoltre, secondo D'Alberto sono «l'ennesimo schiaffo rifilato a Brucchi, che ha perso il controllo della situazione». Non ci sarebbe altro da fare, insomma, che "un atto di pietà" per la città. «Se il sindaco avesse un minimo di serietà, dovrebbe fare un passo indietro», insiste D'Alberto, «e dovrebbero andar via i burattinai che tentano di salvare un "modello Teramo" ormai fallito». Pd e "Teramo cambia" aspettano al varco i fuoriusciti dalla maggioranza. «Come faranno a rientrare i consiglieri di "Al centro per Teramo"», osserva D'Alberto, «dopo aver sostenuto che la Team è stata gestita solo per aumentare il consenso elettorale?». Risposte si attendono anche da Alfonso Di Sabatino Martina, definito "l'uomo dell'ultimatum", che guida "Teramo soprattutto". «Si stanno scannando per le poltrone», precisa Maurizio Verna, «ma non hanno mai detto nulla dei problemi veri della città». Secondo Francesca Di Timoteo, invece, i dimissionari «non possono passare per eroi perché sono responsabili del disastro», mentre Ilaria De Sanctis ritiene che la crisi sia gattopardesca: «Dicono di voler cambiare tutto, per non cambiare nulla». (g.d.m.)

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