Giulia, un anno senza risposte

1 Settembre 2016

Nessuna certezza sulla morte della 19enne di Tortoreto, resta l’ipotesi suicidio

TORTORETO. Un anno senza risposte, senza certezze, ma con un dolore che non passa. Era il 31 agosto 2015 quando Giulia Di Sabatino cadde – o venne gettata, o fu istigata a farlo – da un cavalcavia dell’autostrada A14 nei pressi di Tortoreto. La ragazza aveva compiuto 19 anni proprio quel giorno: i suoi resti venero trovati la mattina seguente, orribilmente dilaniati, sparsi lungo l’autostrada. Un suicidio: questa la prima ipotesi degli inquirenti, un’ipotesi che a distanza di un anno non è cambiata, tanto che l’inchiesta sembra destinata – se non emergeranno fatti nuovi – ad essere archiviata.

Ci sono due persone indagate per istigazione al suicidio – l’ipotesi di reato per cui sta procedendo la procura – e a loro sono legate le uniche cose certe di quella tragica notte. Giulia, uscita di casa senza telefonino, si incamminò da Tortoreto Alto verso il bowling; lì incontrò il primo indagato, un uomo di 41 anni che le diede un passaggio in scooter per un tratto. Poi l’incontro con il secondo indagato, un ragazzo di 25 anni che la fece salire sulla sua panda Rossa avviandosi verso il cavalcavia. I due giovani ebbero un rapporto sessuale, come ha poi ammesso il 25enne, anche se non lo disse subito ma solo dopo essere stato interrogato a lungo dagli inquirenti. E poi? Poi le certezze svaniscono e restano solo le ipotesi. Ma a quella del suicidio i genitori della ragazza non hanno mai creduto. Per loro Giulia è stata uccisa, non aveva alcun motivo per togliersi la vota. Ma uccisa da chi? Dal ragazzo con la Panda rossa? Pergli inquirenti non ci sono elementi per addebitargli un’accusa di omicidio, ma secondo i genitori c’è qualcuno che mente in tutta questa storia e potrebbe essere proprio lui. «Se non aveva niente da nascondere, perché non ha parlato subito?» hanno detto più volte Luciano Di Sabatino e Meri Koci, i genitori della 19enne. Il ragazzo, dal canto suo, si è giustificato dicendo che aveva avuto paura di parlare subito, ma loro non gli credono: «Dice che ha conosciuto nostra figlia solo quella sera, ma noi sappiamo che ci sono amici in comune che hanno vissuto a Londra». Non si arrendono Luciano e Meri, e chiedono che l’inchiesta vada avanti, ma se dopo un anno non è emerso nulla di concreto sarà difficile che venga fuori adesso.(e.a.)

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