Giulianova, imprenditore dà lavoro al padre del bimbo malato

29 Marzo 2015

La famiglia era allo stremo ma la Loris costruzioni di Basciano ha assunto l’uomo. "Mi ha colpito l’appello sul giornale, è un dovere aiutare chi è in difficoltà"

GIULIANOVA. Il lieto fine esiste. Non è una favola quello che è accaduto a una famiglia di Giulianova, ma qualcosa di molto simile. Luigi (il nome è di fantasia) una quindicina di giorni fa, dalle colonne del Centro ha lanciato un appello. Rimasto senza lavoro perchè costretto a chiudere per crisi la sua impresa edile, ha dovuto fare i conti – emotivamente ed economicamente – con una malattia rara, la polimicrogiria frontale bilaterale, che ha colpito il suo secondogenito Vincenzo (altro nome di fantasia).

Da qui l’appello rivolto alle istituzioni, ma anche agli imprenditori, per avere un lavoro che gli consenta di pagare i viaggi mensili all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze e le cure, ma anche di sostentare la famiglia. E se le istituzioni hanno fatto orecchie da mercante, qualcuno di buon cuore ha raccolto l’appello. E’ un giovane imprenditore, Loris Florio, che a Basciano gestisce una solida impresa di costruzioni, la Loris costruzioni.

[[(standard.Article) Bimbo con un male raro Il dramma della famiglia

«Ho letto l'articolo e ho chiamato il Centro per avere il recapito dell’uomo che ha lanciato quell’appello tanto accorato», racconta Florio, «mi ha colpito l'aspetto umano della storia: la malattia del bambino e il fatto che avesse perso l’azienda. Io capisco le difficoltà di chi è imprenditore, mio padre era un artigiano che lavorava in subappalto con un'impresa di 3-4 persone, faceva molti sacrifici. Poi io sono riuscito a prendere appalti pubblici e ora l’impresa è impegnata in diverse regioni, ma non dimentico quando lavoravo ancora in cantiere. Ho 28 anni e da 10 faccio impresa. Ritengo, per quel che è possibile, che sia un dovere, nel mio piccolo, aiutare chi è in difficoltà». E così da domani il padre inizierà a lavorare: avrà un contratto per tre mesi e poi, se tutto va bene, a tempo indeterminato.

«Quando mi sono rivolto al giornale non vedevo uno spiraglio di luce, aspettavo un lavoro da più di un anno e la situazione economica della mia famiglia era difficile», commenta Luigi, «siamo andati avanti con gli ultimi risparmi, ma sono finiti e fra due mesi dovremo pure ricominciare a pagare il mutuo. Senza contare le spese per il figlio più grande che va a scuola, e per l’altro che dobbiamo portare a Firenze. Abbiamo chiesto aiuto al Comune ma non ci hanno dato niente, a parte l'assistenza domiciliare per sei ore a settimana. E anche l'ultimo appello, tramite il Centro, è caduto nel vuoto. Ma fortunatamente è uscita fuori una persona eccezionale, che ci ha dato molto anche dal punto di vista umano: mi ha telefonato più volte per sapere come stavano i bambini, in attesa di arrivare all'assunzione. Questa cosa mi ridà un po' di fiducia nel genere umano: qualcuno di buono ancora c'è. Ora guardo al futuro in maniera più serena».(a.f.)

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