Giulianova perde la D, ira in città «Adesso l’azionariato popolare»

17 Luglio 2021

Appassionati e tifosi amareggiati. Padre Simone, il frate ultrà: «Ora è diventata solo una passerella» L’ex giocatore Giorgini: «Una perdita grave». La farmacista Marziani: «Grande danno d’immagine»

GIULIANOVA. Si tocca con mano l’amarezza che circola in città per il trasferimento del titolo della serie D dal Gulianova a Nereto che cancella una tradizione calcistica. Scompare dalle competizioni uffuciali il nome del “Real Giulianova” è c’è chi propone una rapida resurrezione attraverso una campagna di azionariato popolare.
Dice l’avvocato Pierfrancesco Manisco, appassionato di calcio: «Il problema deriva dal fatto che abbiamo perso la strada. Dopo tanti anni gloriosi, non siamo riusciti a ritrovare la giusta via. Giulianova per lungo tempo ha potuto contare su un settore giovanile molto valido che era la forza ed il grosso sostentamento della società giallorossa. Dover rinunciare alla importante categoria è una perdita di immagine per la città che ha sempre vissuto di calcio. Non vedremo più il nostro nome in giro. Per risollevare le sorti del sodalizio proporrei un azionariato popolare».
Non poteva mancare il pensiero di padre Simone Calvarese, ex ultrà e rettore del santuario della Madonna dello Splendore che da Assisi, dove è stato trasferito, dice: «Il calcio se seguito nel modo giusto e con correttezza d’animo è ben accetto. Se vissuto in maniera distorta allora non va bene. Nel piccolo anche a Giulianova esiste questo spaccato. Negli ultimi anni è stato perso molto e vedo tutto come una sorta di passerella rispetto al passato quando era motivo di aggregazione. Naturalmente dispiace per quello che è capitato, ma ora occorre lo spirito giusto per superare sportivamente la circostanza sfavorevole». Dice la farmacista Sonia Marziani: «Mi è dispiaciuto apprendere la notizia della perdita della categoria e non vedere più il nostro simbolo in un campionato importante. Sicuramente un danno di immagine. Abbiamo avuto un passato glorioso ed ora la parentesi si chiude nonostante il calcio sia molto sentito». Non si sottrae al commento Ottavio Di Stanislao, direttore dell’Archivio di Stato di Teramo ed appassionato del calcio giuliese: «Il trasferimento del titolo, così all’improvviso e senza appello, è una perdita di prestigio. In passato abbiamo sfiorato più volte l’approdo in serie B e ora ci ritroviamo esclusi da una vetrina importante con un danno d’’immagine non trascurabile. Ricominciare dal basso è sempre molto difficile. Per me è una profonda amarezza. Qualche anno fa nemmeno con la fantasia avremmo potuto immaginare ciò che è capitato ora». Uno dei più amareggiati è sicuramente Giannicol Di Davide, titolare dell’American Bar davanti allo stadio Fadini: «Questo sport è ormai preda di mercenari ed è diventato merce di scambio. Non c’è più appartenenza. Dal momento del fallimento della storica società il calcio non è più quello che conoscevamo. Eppoi comperare un titolo non è sportivo. Tornare a giocare al Fadini e curare un ottimo settore giovanile è l’obiettivo primario per ogni giuliese». Lacrime di nostalgia per Umberto Mastellarini, uno degli ex presidenti del Giulianova Calcio: «Lo sport si porta avanti con amore. Occorre la collaborazione di tutti, compresi i politici. E Nereto deve essere di esempio, mentre a Giulianova solo molte parole. Un vero peccato perdere tutto. Con me sono stati giorni grandi. Come riflessione dico che è preferibile un fallimento al trasferimento del titolo. Gli amministratori della città dovrebbero muoversi».
Francesco Giorgini, una delle bandiere del calcio giuliese, come giocatore e come allenatore, dice: «Una perdita grave per il calcio giuliese e per la sua lunga tradizione. Ritrovarsi così significa dover ripartire da zero. A questo punto occorrono persone appassionate. Spero che ci siano delle soluzioni, ma occorrerà molto tempo prima di tornare ad essere protagonisti nel mondo del calcio».
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