«Giunta a nove, ultimo schiaffo alla città»

22 Marzo 2017

Per D’Alberto (Pd) si tratta solo di un gioco di potere per nascondere il fallimento amministrativo

TERAMO. «L'ultimo, inaccettabile schiaffo a una comunità già penalizzata dalla fallimentare politica del modello Teramo». Gianguido D'Alberto, capogruppo del Pd in Comune, valuta così l'imminente ricomposizione della giunta con il ritorno a nove assessori. «Un'operazione figlia di quel bluff chiamato "patto di prospettiva" e che smaschererebbe in un sol colpo quei gruppi civici», sottolinea il consigliere dem, «nati artificiosamente per tenere sotto scacco un sindaco già commissariato dai capibastone dei gruppi consiliari maggioritari fino al riconoscimento di posti e poltrone all'interno e fuori dall'esecutivo». Giochi di potere, insomma, che tengono «in ostaggio l'attività politica e amministrativa cittadina, sacrificata sull'altare in cui si rinnova per l'ennesima volta il penoso rito dello spostamento delle pedine al solo fine di prolungare l'agonia dell'amministrazione».

D'Alberto si chiede che fine abbiano fatto le condizioni poste da "Teramo soprattutto" che voleva una giunta di qualità con al massimo sei componenti e che ora si accinge ad occupare un posto alla tavola dei nove con Alfonso Di Sabatino Martina. È inaccettabile inoltre, secondo il capogruppo del Pd, che nella spartizione rientrino la presidenza della Team, ancora «concepita come strumento a servizio della politica anziché dei cittadini», o i posti ai vertici della fondazione Tercas «presi d'assalto nella medesima ottica occupazionale del potere». Per D'Alberto, insomma, «l'emergenza che la nostra città sta vivendo non può diventare l'occasione per soddisfare con ulteriori assessorati le esigenze di potere di gruppi politici autoreferenziali o la scusa per nascondere il disastro politico e amministrativo prodotto da tutti gli attori del centrodestra».

A detta del capogruppo del Pd Teramo «non merita più questo sistema di gestione del potere che ha occupato ogni spazio: un sistema dal quale va liberata senza che ad esso se ne sostituiscano altri, simili nei metodi, anche se di diverso colore politico». Il richiamo sembra rivolto anche ai Democratici. «Questa è l'unica missione a cui siamo chiamati, etica prima che politica», conclude D'Alberto, «sollevare lo sguardo dai propri orticelli e dai destini dei singoli capi o capetti per rilanciare il destino collettivo e il ruolo centrale della città capoluogo e tramite essa di tutto il territorio provinciale». (g.d.m.)

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