«Giusta la comunione ai divorziati»

28 Giugno 2015

Un sacerdote e un intellettuale cattolico teramani parlano dell’apertura del Papa

TERAMO. È la traduzione concreta della misercordia che Papa Francesco ha posto al centro del suo apostolato. L’apertura verso il riavvicinamento dei divorziati alla comunione, contenuta del documento preparatorio al sinodo dei vescovi sulla famiglia, viene letta così nella realtà ecclesiale teramana. Le voci di un sacerdote, don Francesco Sanna, che guida la parrocchia della Madonna della Cona, e di un laico impegnato come Attilio Danese, docente universitario e direttore della rivista “Prospettiva persona”, coincidono nel cogliere l’impronta del pontefice nell’indicazione che emerge dal testo.

«Ci vedo una piena sintonia con l’anno santo della misericordia che inizierà subito dopo la conclusione del sinodo», sottolinea il parroco, «questa apertura è un atto dialogante, che non esclude nessuno ma cerca di costruire percorsi per far maturare al meglio la situazione di ognuno».

Il riaccostamento dei divorziati all’eucarestia esprime, per don Francesco, «un atteggiamento che non condanna o scomunica, ma accoglie e comprende le difficoltà e le sofferenze». Si tratta, dunque, di una prospettiva che rende concreta quell’immagine della Chiesa come «un ospedale da campo» coniata proprio dal Papa. Don Francesco, nel suo impegno pastorale, vive quotidiamente a contatto con le «ferite di un modo confuso, sofferente». Per questo la possibilità di accedere all’eucarestia, simbolo della piena comunione, diventa l’abbraccio di «una Chiesa che si pone come elemento guaritivo», aperta al perdono e all’accoglienza come lo è stato Gesù. L’indicazione contenuta nel documento preparatorio del sinodo rende anche esplicita, se non proprio una prassi, un orientamento consolidato. «Non è infrequente che i sacerdoti consiglino ai divorziati, che vivono situazioni particolari, di fare la comunione«, spiega, «magari consigliandoli di andare in una chiesa che non sia quella della loro parrocchia».

Anche Attilio Danese osserva che ci sono stati tanti casi specifici e “distinguo” rispetto al divieto di accostarsi all'eucarestia per chi ha spezzato il vincolo matrimoniale. «In passato ci sono state tante affermazioni che vanno in questa direzione», osserva, «ma del documento di preparazione al sinodo è contenuta una prima vera apertura». Da dove questa prenda le mosse, secondo l’intellettuale cattolico teramano è chiaro. «Si sta affermando una linea indicata dal Papa orientata all’accoglienza e alla misercordia», spiega, «bisognerà vedere quali proclamazioni e determinazioni il sinodo farà proprie e quali il pontefice poi raccoglierà». Danese ricorda che le conclusioni del dibattito tra i vescovi sinodali potrebbero sfociare in un’esortazione apostolica o in una nuova enciclica firmata da Francesco. «Molto dipenderà dalla forza che avrà il pontefice di spingere la chiesa verso la direzione indicata», osserva il docente, che ricorda come il sinono si riunisca «cum Petrum et sub Petrum».

Secondo lui, però, cui l'apertura alla comunione per i divorziati è un passo «fondamentale per una Chiesa che vuole piantare in questo mondo». Danese tiene ad evidenziare che «non si tratta di un orientamento che intacca i principi fondamentali della Chiesa, ma dà a tutti e soprattutto a chi si trova in un momento difficile, di sofferenza, questa nuova sensazione di accoglienza». L'apertura contenuta nel documento, però, non troverà consensi unanimi o indolori. «Ci saranno contrasti e preoccupazioni», conclude Danese, «ma fanno parte del gioco e della dialettica interna alla Chiesa».

Gennaro Della Monica

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