Giustizia lenta, appello alla ministra

21 Marzo 2021

Il presidente della Camera penale Lettieri scrive alla Cartabia: «Pochi magistrati, i nuovi cancellieri assegnati altrove»

TERAMO. La Costituzione cala nella giustizia valori che uno Stato di diritto non dovrebbe mai perdere di vista. Anche nei tempi sospesi di una pandemia senza fine.
Lo sa bene Gennaro Lettieri, avvocato di lunga data, penalista conosciuto e presidente della Camera Penale di Teramo che ha preso carta e penna e ha scritto alla ministra della giustizia Marta Cartabia. Lo ha fatto dopo che la stessa Cartabia nei giorni scorsi ha telefonato alla mamma di Roberto Morelli, giovane operaio morto cinque anni fa in un infortunio sul lavoro e il cui processo, come tantissimi altri, rischia di essere celebrato in tempi ancora più lunghi per l’emergenza sanitaria. «Nel colloquio telefonico», scrive Lettieri, «ella avrebbe espresso la sua solidarietà “confermando l’interessamento al processo” ed affermando che “casi come quello di Teramo non devono più succedere”. Si tratta di un gesto che le fa onore e di una dichiarazione che la qualifica, soprattutto ove sia l’espressione della volontà di affrontare non solo le problematiche afferenti un processo, ma tutti gli altri pendenti dinanzi al tribunale di Teramo, e parimenti caratterizzati da una priorità assoluta di trattazione».
Perché nelle aule di tribunale volti diversi nascondono storie uguali quasi sempre con un comun denominatore: un meccanismo giudiziario troppe volte incapace di dare risposte in tempi certi tra carenza di magistrati e di personale amministrativo. «I nostri processi, purtroppo, somigliano sempre più a riti farraginosi e longevi, che lasciano l’innocente nella condizione di imputato per anni e la vittima senza risposta», scrive Lettieri, «il tribunale, d’altronde, può contare su solo quattro magistrati assegnati alla sezione penale, che svolgono la loro funzione con impagabile impegno e con rara diligenza. Magistrati impegnati quali giudici monocratici, componenti del tribunale collegiale, e finanche della corte d’assise. Stesse considerazione valgono per i tre gip-gup che affrontano quotidianamente una mole di lavoro imponente con piena coscienza e innegabile competenza: tra l’altro, circostanza ampiamente nota, il tribunale di Teramo conta annualmente un numero di processi penali maggiore del tribunale di Pescara».
E Lettieri entra nel merito dei numeri: «Il personale di cancelleria si è ridotto sensibilmente senza alcuna reintegra, in quanto con assoluta superficialità ed imperdonabile leggerezza, i nuovi assistenti e cancellieri sono stati assegnati ad altri tribunali abruzzesi, anche a quelli che da oltre dieci anni andavano soppressi. Come se non bastasse l’edificio che ospita il tribunale, costruito sulle sponde del fiume, sulla base di un progetto degli anni ’50, è fatiscente ed ammalorato, e non è dotato di strutture minime per la celebrazione di un processo –con carico umano– in tempi di pandemia. Non disponiamo di un’aula che consenta le videoconferenze. Nessuna delle aule viene sanificata, tralasciando tutti gli altri aspetti sanitari ed igienici che quotidianamente mettono a rischio la nostra salute. Questa condizione di degrado strutturale, fisico e sociale, ha portato a una condizione di crisi endemica. Da ultimo, la nostra condizione è stata ed è ignorata da tutti: dalle istituzioni locali, dalla corte d’appello, dalle forze politiche, dai parlamentari. Confidiamo, onorevole ministro, che unitamente al processo per la morte di Roberto Morelli, ella intenda curare, con la stessa sensibilità e con pari impegno tutti gli altri processi prioritari e soprattutto le sorti del nostro tribunale».
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