Gli esercenti di Silvi Paese: «Non ci sono più clienti, temiamo ripercussioni»

3 Aprile 2026

Baristi e ristoratori raccontano le difficoltà del settore dopo la frana: «Una Pasqua che fa paura, il borgo rischia di rimanere isolato anche d’estate»

SILVI. «È una Pasqua che fa paura. Avevo deciso di incrementare la mia attività ma, dopo la tragedia, noi commercianti ci siamo tutti fermati con gli investimenti». L’allerta rossa e i danni provocati dalla frana di sabato scorso mettono in ginocchio Silvi Paese, dove gli esercenti lanciano l’allarme per un borgo che – senza interventi immediati – rischia di svuotarsi: le testimonianze descrivono infatti una situazione drammatica in cui i clienti «non salgono più per paura». Tra i continui movimenti del terreno e l’incertezza climatica, il grido di chi lavora nel paese è univoco e guarda con crescente preoccupazione a quello che accadrà nei prossimi mesi. Il timore più grande è quello economico: l’estate, che rappresenta il momento centrale per le attività, rischia di trasformarsi in una stagione difficile. Dopo la frana di Contrada Santa Lucia – con 18 famiglie sfollate e 8 abitazioni evacuate – i lavori di ripristino dureranno almeno sei mesi e la strada (unico accesso diretto al paese) rimarrà chiusa. Senza una soluzione alternativa – come la riapertura della Sp29 lato nord (al momento considerata del Comune) – l’accesso continuerà a essere limitato.

A raccontare al Centro il clima che si respira è Monica Ferretti, titolare da 20 anni della Taverna. «È una situazione delicata: abbiamo paura sia per la nostra salute che per eventuali ripercussioni che si potrebbero verificare per le nostre attività. Noi esercenti non aspettiamo altro che il periodo estivo e, invece, ci troviamo a fare i conti con questa situazione di emergenza. Non riesco a vedere il domani dal punto di vista positivo e il mio pensiero va principalmente alle famiglie sfollate». La chiusura della strada ha inoltre dimezzato i parcheggi a disposizione: «È necessario avviare un tavolo di confronto perché dobbiamo trovare un’altra via che possa facilitare le visite dei turisti: adesso non ci sono più posti auto».

Sulla stessa linea Valentina Cialini, titolare da due anni del ristorante Borgo 24. «Ho sentito i miei clienti abituali ma hanno troppa paura di salire. È naturale che ci sentiamo abbandonati e mi preoccupo ancora di più se penso che ho un affitto da pagare. Anche per i posti auto la situazione è grave: sotto il mio locale ho un parcheggio che non è a norma. Prima turisti e cittadini parcheggiavano dove è avvenuta la frana, adesso che la strada è chiusa è tutto più complicato. Già stiamo osservando i primi effetti dell’emergenza: sotto il periodo di Pasqua è normale registrare più movimento. Ma non quest’anno: al momento salgono soltanto per vedere la frana».

E poi il racconto di mercoledì 25 marzo: «Abbiamo fondato un comitato di circa 20 persone (tra residenti e commercianti) che quel giorno andò a segnalare ai vigili il fatto che la strada stesse per crollare. Questo per dire che il pericolo era già noto». Più contenuto, ma comunque segnato dalla preoccupazione, il racconto del Caffè dei Pini: «Continuiamo a lavorare, la paura c’è sempre e lo stato d’animo è chiaramente a terra, ma in qualche modo dobbiamo andare avanti». C’è poi chi si prepara ad aprire proprio in queste settimane, come il nuovo titolare del “Panoramic Cocktail Bar” che preferisce non rilasciare nome e cognome: «Qui sopra mi sento al sicuro perché l’evento si è verificato giù, ma temo per l’attività. Mi trovo qui da poco, non ancora conosco bene il paese perché aprirò dal 25 aprile.

L’accesso al momento è limitato, ma non siamo isolati». Infine, la voce della gelateria di Simone Scordella: «È tutto un grande forse, è da vedere se d’estate le persone saliranno, non ancora sappiamo bene cosa dire perché è una situazione che dobbiamo vivere. Ho paura, certo, perché ho investito soldi nella mia attività e apro solo durante il periodo estivo, da maggio fino a metà settembre. Non si sa come andrà a finire e mi dispiace tanto per la disgrazia delle famiglie coinvolte».

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