Gli inquilini di via Longo al Tar contro gli sfratti

9 Agosto 2017

Guerra al progetto di housing: chiedono alle autorità il ritorno delle palazzine a edilizia popolare e di destinare gli alloggi vuoti agli sfollati delle case Ater

TERAMO. Agiranno su due fronti i residenti di via Longo. Da un lato invieranno una lettera a prefettura, presidente della Regione, Protezione civile, commissario per la ricostruzione e, solo per conoscenza, al sindaco per ottenere un incontro («Aspetteremo fino a settembre, poi se non avremo risposte, agiremo con sit-in e proteste») e chiedere il ripristino del complesso ad abitazioni popolari e la destinazione, almeno temporanea, degli appartamenti vuoti a favore degli sfollati delle case Ater; e dall'altro faranno ricorso, per vie legali al Tar, contro lo sfratto intimato dal Comune. Lo hanno dichiarato ieri mattina insieme alla consigliera comunale Paola Cardelli, al centro politico Santacroce e ai rappresentanti del comitato Lotta per la casa.
«Approfittiamo di quest'incontro per confutare alcune affermazioni del primo cittadino», ha spiegato Cardelli. «Innanzi tutto non è vero che le migliorie realizzate dagli inquilini a proprie spese siano state contro legge, perchè esiste una delibera comunale del 1993 che autorizzava la ristrutturazione degli immobili. Inoltre non è vero che le case popolari non possano essere acquistate dagli assegnatari, c'è una legge regionale in merito. Certo noi vorremmo che queste case rimangano all'edilizia popolare ma qualora debbano essere abbattute o vendute a privati allora si dia prima la priorità agli abitanti e poi magari con gara pubblica si potrebbe procedere alla vendita degli appartamenti residui. In questo modo l'amministrazione potrebbe fare cassa».
Interviene anche Salvatore Palumbo, del centro politico Santacroce, che spiega: «Emerge la superficialità di questa giunta comunale che non ha realizzato neanche uno studio di fattibilità per verificare se ci fossero ostacoli. Nella delibera comunale dell'8 maggio 1952 infatti la Cassa depositi e prestiti metteva a disposizione i soldi necessari per la realizzazione del complesso con un preciso vincolo, ossia "di destinare in perpetuo la costruzione allo scopo per il quale il mutuo veniva concesso"». Gli abitanti di via Longo fanno muro: «Noi da qui non ce ne andiamo, sono 60 anni che viviamo in questo appartamento», spiega una famiglia mostrandoci l'interno della propria abitazione. «Vi sembra una casa terremotata questa, una casa indecorosa? Il portone, l'impianto elettrico, i riscaldamenti, sono tutti lavori fatti a nostre spese». Interviene un'altra residente:«Io me ne andrò solo se mi daranno una casa altrettanto dignitosa, e sicura soprattutto. Non vorrei mi succedesse come ad alcune famiglie che hanno lasciato via Longo per le case Ater di Colleatterrato e ora, dopo il terremoto, si trovano a vivere negli alberghi sulla costa. Queste case invece, come ha rilevato anche la Protezione civile, sono agibili».
Emanuela Michini
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