Gli pignorano la pensione per un’auto non sua

24 Luglio 2014

L’ha venduta ma risulta ancora proprietario: deve pagare 30mila euro di multe e bolli non pagati

TERAMO. Deve pagare trentamila euro di bolli arretrati e multe mai pagate per un’auto di cui credeva di non essere più il proprietario. Un’auto che all’epoca – la storia comincia nel lontano 1997 – era stata ceduta per 4 milioni di lire, poco più degli attuali duemila euro. Ma lo stato, in questo caso la Regione Abruzzo, i trentamila euro li vuole e ha fatto perfino pignorare un quinto della sua pensione fino a quando non avrà versato fino all’ultimo centesimo. La vicenda è kafkiana, il protagonista, suo malgrado, è un ex dirigente industriale che abita in un centro del Teramano e che da oltre venti anni sta combattendo una battaglia forse disperata contro una burocrazia ostinata. F.C., che preferisce mantenere l’anonimato, ripercorre le tappe della storia. Che inizia, appunto nel 1997 quando, con una scrittura privata, cede l’auto, una Fiat Tipo, al suo ex domestico, un cittadino cingalese, come parte della liquidazione, col patto che questi provveda alla trascrizione del passaggio di proprietà. Cosa che il cingalese “dimentica” di fare e, senza comunicare il suo nuovo indirizzo, comincia a scorrazzare per l’Italia e chissà dove altro collezionando multe. F.C denuncia il fatto ai carabinieri – che a quel punto diventa una denuncia per furto, visto che l’ex domestico continua a non intestarsi la proprietà del mezzo – e dopo numerose ricerche tramite l’ambasciata dello Sri Lanka riesce a rintracciarlo, ottenendo quantomeno un documento in cui l’ex domestico dichiara di essere il possessore dell’auto. Nel frattempo cominciano ad arrivare le cartelle esattoriali di Equitalia per le multe e i bolli non pagati: F.C prova spiegare che l’auto non è più sua fornendo la documentazione in suo possesso, ma non basta. «La documentazione trasmessa», fa sapere un dirigente della Regione nell’ultima delle tante note inviate nel corso degli anni, «purtroppo non rientra tra gli atti di data certa idonei a trasferire la proprietà del bene o ad attestarne la perdita di possesso». La Regione lo cita in tribunale ed ottiene nel 2011 il pignoramento di quinto del sua (peraltro non disprezzabile) pensione da dirigente industriale: 700 euro al mese. «Non sapevo nemmeno che ci fosse un procedimento nei miei confronti», racconta F.C. «e non sapevo neanche di essere stato condannato: me ne sono accorto solo quando ho visto che la pensione era stata decurtata di 700 euro e l’Inps mi ha spiegato che era una disposizione del tribunale». La sua battaglia però continua, una battaglia «contro una burocrazia che si è scatenata nel torturarmi».©RIPRODUZIONE RISERVATA