Gli sfollati: «I mesi passano ma non succede niente»
Il comitato che rappresenta i residenti di Colleatterrato e altri quartieri di Teramo: «Temiamo di dover passare anche il prossimo inverno fuori dalle nostre case»
TERAMO. «I mesi passano e non succede niente, siamo a zero». Agli sfollati di Colleatterrato non bastano più promesse, impegni e strategie che dettano le priorità sulla ricostruzione. Da novembre sono stati costretti a lasciare le loro abitazioni lesionate dalle violente scosse di fine ottobre, ma non vedono alcuna prospettiva di rientro. Quasi tutti sono assegnatari di case popolari classificate dalla Protezione civile come B e dunque riparabili con interventi non particolarmente complessi. Gli inquilini non avrebbero neppure voluto lasciarle, sostenendo che i lavori si potevano fare senza evacuarle, e per settimane si sono opposti alle ordinanze di sgombero. Alla fine sono dovuti andar via e adesso, a sette mesi di distanza, si ritrovano nelle condizioni di partenza.
«Non è stato fatto nulla, non ci danno alcuna informazione», protesta Angelo Tancredi, uno dei promotori del comitato degli sfollati che ha oltre 200 aderenti, «e ci sono persone che continuano a spostarsi da un albergo all'altro alla ricerca di una sistemazione stabile». Eppure, secondo lui, basterebbe poco per riaprire le abitazioni che hanno subìto danni leggeri. «In alcuni casi sono state classificati B e sgomberati appartamenti in cui va messa in sicurezza una sola parete», sottolinea Tancredi, «almeno uno straccio di programmazione degli interventi si poteva fare anche in assenza di certezze sulle risorse disponibili». Tutto tace e alla rabbia dei primi mesi sta subentrando la paura. «La nostra preoccupazione è che passi il prossimo inverno e anche quello successivo prima di poter rientrare nelle abitazioni meno lesionate», insiste il rappresentante comitato, «temiamo che il quartiere si svuoti definitivamente e che qualcuno si possa intrufolare nelle nostre case per rubare». I residenti erano pronti ad organizzare ronde, ma, spiega Tancredi, «non possiamo farle perché non siamo autorizzati. Allora abbiamo chiesto alla prefettura di creare nella zona un presidio fisso della Protezione civile, ma non c'è stata alcuna risposta». Lo stesso effetto nullo hanno sortito le innumerevoli sollecitazioni sui ritardi nell'erogazione da parte del Comune dei contribuiti di autonoma sistemazione. Il comitato chiederà per la settimana prossima un ulteriore incontro con l'Ater: «Vogliamo essere informati, non intendiamo scatenare proteste, ma se non ci risponderanno, saranno loro responsabili di quello che succederà». Gennaro Della Monica
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