Gli sfollati: «Vanno riviste le inagibilità»

Affollata assemblea a Colleatterrato riunita dai comitati civici con sindaco e commissario Ater per l’emergenza post-sisma
TERAMO. Rivogliono le loro case. Il grido di protesta degli sfollati dalle palazzine popolari di Colleatterrato rimbomba nella sala parrocchiale della chiesa del Risorto. Qui si affollano gli assegnatari di alloggi resi inagibili dai terremoti a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017 convocati da tre comitati civici per un faccia a faccia con i rappresentanti di Comune e Ater. Gli organismi che raggruppano i residenti di Teramo Est e Colleatterrato Alto e gli inquini Erp rimasti senza casa esigono risposte dopo due anni di esilio che non hanno prodotto alcuni risultato concreto.
RABBIA DA SFOLLATI. La platea ulula contro la ricostruzione rimasta solo sulla carta e punta il dito contro l’azienda che gestisce le case popolari, l’ufficio speciale che gestisce le pratiche post sisma e la classificazione delle inagibilità. «Va rivista», scandiscono, «non possiamo aspettare i tempi degli interventi sugli edifici classificati E». A dare voce e razionalità al malcontento è Anna Di Ottavio, presidente del comitato di quartiere “Teramo Est”. «Siamo qui perché voi ascoltiate noi», afferma rivolgendosi al sindaco Gianguido D’Alberto e al commissario Ater Nicola Salini, «e ci diate la possibilità di partecipare alle decisioni». La rappresentante dei residenti della zona lamenta il mancato coinvolgimento degli sfollati nel recente incontro in Comune con il nuovo commissario di governo per il terremoto del Centro Italia Piero Farabollini. La partecipazione di cui il sindaco ha fatto elemento portante del programma «non è completa» fa notare Di Ottavio che denuncia anche i comportamenti di alcuni dipendenti dell’Ater. «Verso tutti noi continua ad esserci», afferma, «un atteggiamento di supponenza e insofferenza». Leo Iachini, portavoce del comitato agli sfollati Erp, insiste sull’inefficienza dell’Usr. «Il problema non può essere di incremento del personale», attacca, «il sospetto è che si voglia allungare la minestra perché si possa mangiare di più». Lo spopolamento post sisma di Colleatterrato mette a dura prova anche le attività commerciali. «Paghiamo sempre le stesse tasse», fa notare Alfonso Ferrante, presidente del comitato dei negozianti del quartiere, «ma lavoriamo la metà rispetto a prima del sisma».
I NUMERI DELL’ATER. Salini si scusa per gli atteggiamenti dei dipendenti Ater denunciati dagli sfollati. «Sto dalla vostra parte, è un onore rappresentarvi», esordisce, «ma dobbiamo rispettare la legge». Gli inquilini gridano allo scaricabarile tra enti e il commissario snocciola i numeri della sua gestione. «Abbiamo presentato più di 50 pratiche e 14 progetti», fa sapere, «ma per avviare un intervento di ricostruzione leggera servono 180 giorni». Il primo cantiere partirà tra luglio e agosto nel condominio di via Adamoli 48: seguiranno gli appalti per altre palazzine a Colleatterrato e Villa Gesso. «Diamo priorità a quelle con meno danni», fa notare Salini, «per accelerare il rientro degli assegnatari».
CASE ALTERNATIVE. Per gli edifici gravemente lesionati i tempi saranno ancora più lunghi. Salini annuncia, però, che per i loro occupanti saranno presto disponibili gli appartamenti acquistati dalla Regione. «La Protezione civile ha dato il via libera al loro utilizzo», afferma, «e i Comuni potranno così stilare le graduatorie di assegnazione». Priorità sarà data a chi alloggia tutt’ora in albergo e alle famiglie. Gli sfollati però insistono per riavere le loro case, non per essere «deportati» come dicono loro in quelle reperite chissà dove dalla Regione. «Non tollererò che questo diventi un modo per abbandonare gli immobili dichiarati E», chiarisce il sindaco, «non sarà una scusa per dire che sta tutto a posto». D’Alberto, affiancato dagli assessori Simone Mistichelli, Valdo Di Bonaventura e Sara Falini fissa un nuovo appuntamento con gli sfollati per gennaio. «Insisteremo per far cambiare le regole», promette, «altrimenti la situazione non si sblocca».
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