Gli sparano addosso: illeso

9 Giugno 2016

Il proiettile manca il direttore della Motorizzazione di Chieti, s’indaga sul suo lavoro

SILVI MARINA. Un paio di centimetri più in alto e il proiettile l’avrebbe colpito al cuore. Ma la pallottola destinata a Nino Mario Presutti, direttore della Motorizzazione civile di Chieti, residente da anni a Silvi, si è conficcata nella carrozzeria della sua auto, nel montante del finestrino del guidatore.

Tutto è accaduto in pochi secondi. Alle 7,40 Presutti, 57 anni, originario della provincia dell’Aquila, è uscito come ogni mattina dalla sua abitazione in via Piave, è salito sulla sua Toyota Prius e si è diretto verso la Statale 16, direzione Chieti. Ma ha percorso meno di 500 metri: uno Scarabeo 125 con a bordo un uomo con un casco integrale nero, che evidentemente lo stava aspettando appostato nelle vicinanze, si è affiancato all’auto, dalla parte del guidatore.

L’uomo ha tirato fuori una pistola, probabilmente un’automatica calibro 9, e ha esploso un colpo. Il proiettile non ha raggiunto Presutti: si è conficcato nella carrozzeria, causando anche la rottura del vetro del finestrino. Il killer a questo punto ha desistito: non ha tentato di sparare un secondo colpo, ma invece ha accelerato ed è fuggito.

Lo sparo è rimbombato nella strada deserta. Non a caso non ci sono testimoni a parte lo stesso Presutti e un commerciante, che richiamato dal rumore si è affacciato e ha visto un uomo su uno scooter, uno Scarabeo bianco, fuggire verso la Statale 16.

Nel frattempo il direttore della Motorizzazione, ancora sotto shock, ha chiamato i carabinieri: sono immediatamente arrivati sul posto quelli della stazione di Silvi, agli ordini del luogotenente Antonio Tricarico. E’ subito stata avviata la macchina delle indagini, che hanno interessato tutta la compagnia di Giulianova, coordinata dal capitano Domenico Calore. La macchina è stata portata prima nel recinto della stazione dei carabinieri, poi al deposito giudiziario “Pianacce” ed è stata recuperata la pallottola. Un proiettile senza “camicia”, quindi meno veloce.

Nel frattempo è stata raccolta la testimonianza di Presutti. Il dirigente ha descritto, molto sommariamente visto che il volto era nascosto, l’attentatore. E ha detto di non aver mai ricevuto minacce, tantomeno di morte. I carabinieri hanno anche cercato altri testimoni, ma a parte il commerciante nessuno si è rivelato determinante. Via Piave, infatti, è una via residenziale, nel quartiere Piomba, con molte seconde case, per cui non molto frequentata in questo periodo dell’anno.

E sono state avviate, ovviamente, anche le ricerche del killer. Il motorino è stato ritrovato intorno alle 12, relativamente vicino al luogo dell’agguato. L’attentatore ha fatto la rotonda sulla Statale 16, ha poi girato a destra, all’incrocio per Treciminiere, ha percorso qualche centinaia di metri e ha abbandonato lo Scarabeo, risultato rubato a Pescara. Evidentemente aveva parcheggiato lì un’auto che ha utilizzato per la fuga. Sebbene la zona sia stata setacciata palmo a palmo l’arma non è stata trovata.

I carabinieri ovviamente indagano anche sul movente: al momento non escludono nulla, sia inerente alla vita personale che lavorativa. Quest’ultima sembra la pista più percorribile: si cerca di capire se nel suo ruolo dirigente Presutti possa aver suscitato il rancore di qualcuno. Un rancore tale da volerne la morte o comunque volerlo spaventare. Non si tratterebbe di un professionista: il fatto che abbia sparato un solo colpo e non abbia tentato di spararne un secondo induce a supporlo. Comunque sia, la violenza dell’attentato, evidentemente preparato accuratamente nei giorni precedenti, ha indotto il prefetto Graziella Patrizi a disporre la sorveglianza di Presutti per qualche giorno.

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