Gps nella vettura dell’ex manager

16 Aprile 2015

In aula le ricostruzioni dei carabinieri che seguirono le indagini

TERAMO. Telepass e rilevatori gps per seguire gli spostamenti dell’ex manager della Asl Giustino Varrassi: sono le testimonianze dei carabinieri che hanno seguito le indagini a tenere la scena nella terza udienza del processo in corso all’ex direttore generale su auto blu e caso Robimarga.

Gli investigatori hanno ricostruito i vari passaggi delle indagini: dalle acquisizione dei prospetti telepass riguardanti il tragitto tra Asl e l’abitazione aquilana dell’ex manager fino alla sistemazione di un rilevatore gps per seguire gli spostamenti. Davanti al tribunale in composizione collegiale (presidente Giovanni Spinosa, a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini) sono state riunificate le due inchieste firmate dal pm Davide Rosati. Varrassi e il suo ex autista Giovanni Lanci sono accusati di truffa e peculato per aver fatto uso personale dell’auto di servizio. Nell’ambito del procedimento sull’auto blu il pm Rosati aveva chiesto gli arresti domiciliari per Varrassi che nel frattempo ha risarcito la Regione: richiesta, quella dei domiciliari, che all’epoca venne respinta dal gip.

Nell’altro procedimento, quello del caso Robimarga, Varrassi è coinvolto insieme all’ex direttore sanitario Camillo Antelli, all’ex direttore amministrativo Lucio Ambrosj, ai dirigenti Maurizio Di Giosia, Vittorio Scuteri, Corrado Foglia e Gabriella Palmeri: tutti sono accusati di abuso d’ufficio.

Secondo l’accusa della procura gli allora vertici della Asl avrebbero affidato la direzione dell’unità di Giulianova a Robimarga a dispetto dell’inchiesta penale che aveva da poco coinvolto il medico ed ex assessore comunale del Pdl. Per la procura la commissione disciplinare (composta dai 5 dirigenti) avrebbe indebitamente sospeso la procedura disciplinare a carico di Robimarga scaturita dall’allora sospensione del medico disposta dal gip con un’ordinanza. Robimarga in primo grado è stato condannato a tre anni ed otto mesi per peculato, truffa e falso, ma i giudici d’Appello hanno cancellato il reato di peculato, confermando la truffa e falso, e dimezzando la pena ad 1 anno ed 8 mesi. Dopo la sentenza di secondo grado il medico, sospeso dalla Asl, è tornato in servizio. (d.p.)

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