Grande Italia, il passivo è di 1,7 milioni

15 Giugno 2016

La cifra stimata dal curatore è stata sancita dal tribunale. Dipendenti ed Erario vantano 1,2 milioni, i fornitori il resto

TERAMO. Ammonta a un milione e 700 mila euro il passivo del caffè Grande Italia quantificato da Sergio Saccomandi, il curatore fallimentare della Tfz srl, la società che gestiva gli esercizi di piazza Martiri e via Badia. La cifra è stata delineata al termine dell'udienza fissata per l'accertamento dello stato passivo dal giudice Giovanni Cirillo, ed è riconducibile alla somma di un milione e 200mila euro dovuti ai creditori privilegiati, più altri 500mila euro dovuti a creditori chirografari. I primi sono sostanzialmente dipendenti, maestranze artigiane ed Erario, che verranno liquidati in via prioritaria dalla curatela fallimentare; i secondi sono quei creditori che hanno meno garanzie di vedersi riconosciuti i debiti e che in sostanza sono riconducibili ai fornitori.

Adesso c'è attesa per la data del 28 giugno, quando si svolgerà l'asta per la vendita del Grande Italia, il cui prezzo a base d'asta è fissato a 220 mila euro. La cifra fa parte del primo lotto dell'offerta che prevede la vendita del bar e della pasticceria di piazza Martiri. L'aggiudicatario dovrà subentrare nel contratto di affitto, quantificato in cinquemila euro al mese oltre alle rivalutazioni. Il contratto di affitto attualmente in vigore scade il 31 maggio 2017. L'aggiudicatario potrà scegliere se subentrare o meno anche nel leasing delle attrezzature. Questo ramo d'azienda non ha contratti in essere con i dipendenti, dunque non sono previste forme di tutela per il riassorbimento dei lavoratori. Saccomandi ha però inserito una clausola: in caso di parità tra offerte, il riassorbimento del personale costituisce titolo preferenziale. Poi c'è un secondo lotto che fa riferimento solo alla vendita del dehor.

Un prezzo di soli tremila euro a base d'asta, visto che sulla struttura pende l'ordinanza di smantellamento da parte del Comune. La cifra è così bassa perché l'aggiudicatario dovrà farsi carico anche dei costi di smantellamento. Proprio questo problema ha impedito alla curatela fallimentare di procedere con l'affidamento in gestione dell'attività, la strada perseguita inizialmente in alternativa alla vendita e che è invece la soluzione prevista per l'esercizio di via Badia. La curatela fallimentare ha fissato il prezzo di affitto mensile di attività e locali che ammonta a 2.250 euro. Pertanto alla gara sarà possibile concorrere per un affitto temporaneo di tre mesi rinnovabili per altri tre. Questo poiché il tribunale punta a percorrere in un secondo momento la vendita anche per questi locali. Poi c'è un terzo lotto dell'offerta che mette in vendita due furgoni con un prezzo a base d'asta di undicimila euro.

Marianna De Troia

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