Grido d’aiuto dagli ultimi pastori: «Rischiamo tutti di chiudere»

Caterini, allevatore di Valle Castellana: «Eccessiva burocrazia e norme capestro ci penalizzano Lupi e cinghiali sono una costante minaccia e praticare la transumanza è diventato impossibile»
VALLE CASTELLANA. «Praticare il mestiere del pastore è sempre più difficile per l’eccessiva burocrazia e i troppi controlli, per la presenza di lupi e animali selvatici, per il problema dei pascoli e delle regole della transumanza. Politica e sindacati non ci ascoltano e se continua così andremo dal prefetto». A parlare come portavoce dei pochi pastori rimasti nella provincia teramana è Battista Caterini, allevatore di Macchia da Sole, assessore del Comune di Valle Castellana, presidente della sezione Coldiretti di Valle Castellana e consigliere provinciale di Coldiretti, che torna a protestare attraverso il Centro dopo aver partecipato a varie manifestazioni ed essere stato al ministero dell’Agricoltura a esporre le ragioni della categoria. Nulla è cambiato, come tiene a sottolineare.
«Di problemi», dice Caterini, «ne abbiamo tanti: in primis quello dei lupi che si trovano anche in collina e attaccano le greggi pure di giorno con episodi recenti che hanno portato allo sgozzamento di addirittura 30 pecore di cui poi dobbiamo pagare lo smaltimento delle carcasse. Poi c’è la presenza massiccia e incontrollata di animali selvatici come i cinghiali, che sono vettori di malattie per le pecore. Ogni anno dobbiamo fare, sostenendo costi, le analisi alle bestie e ai cani, ma tutto è inutile se poi entrano in contatto con gli animali selvatici».
Caterini mette in luce come le spese sono tante per reggere l’attività e gli introiti giornalieri del latte non le coprono. «I controlli su tutta la filiera sono giusti, soprattutto sul latte, sulla carne e sul rispetto delle norme», spiega ancora, «ma su alcuni punti la legge è troppo cavillosa e non ci consente di lavorare. Praticare la transumanza è diventato impossibile: per ogni terreno dove portiamo le pecore ci viene attribuito un codice di pascolo e se una pecora lo sconfina è fuori legge e passibile di multa. Dobbiamo avere la banca dati per registrare i capi di ovini: per ogni spostamento è necessario indicare l’identificativo della pecora e se si cambia posto è necessario comunicarlo. E se una pecora perde un auricolare con l’identificativo all’orecchio, su due che ne porta, al mattatoio non solo non la macellano, ma fanno pure la multa».
La riforma sui pascoli è datata 2004 e la politica agricola comunitaria avrebbe aggravato le cose. I pastori chiedono, quindi, nuove leggi. Caterini continua: «Gli operai non si trovano, c’è il problema dei pascoli: i grandi gruppi di speculatori, in maggioranza del Nord, si sono aggiudicati con maggiore forza contrattuale i terreni migliori favorendo un aumento insostenibile dei canoni di affitto per gli storici pastori abruzzesi. Per non parlare che se un’azienda viene sottoposta a un controllo rischia di percepire i contributi Agea l’anno successivo». Così la montagna muore, i giovani si allontanano e i pastori locali rischiano di chiudere bottega. «Non diamo la colpa agli enti che applicano le regole, ma è tutta la legislazione che deve essere rivista», conclude Caterini, «ci sentiamo sempre più abbandonati e così non riusciamo ad andare avanti».
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