Gst, proposta la revoca del liquidatore

27 Ottobre 2023

La chiede la Provincia: Di Natale non avrebbe centrato l’obiettivo. Lui si difende: «È colpa delle questioni giudiziarie»

TERAMO. La Provincia chiede la revoca del liquidatore della Gran Sasso Teramano (Gst) Gabriele Di Natale e la nomina di un nuovo liquidatore che si occupi della spinosa vicenda degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva. Lo fa con due ordini del giorno straordinari dei quali si discuterà con gli altri soci nell’assemblea del prossimo 8 novembre, dove verranno discussi anche due punti ordinari tra i quali le comunicazioni del liquidatore della società pubblico - privata proprietaria delle attrezzature ora in affidamento temporaneo, come deciso dal tribunale di Teramo, a Marco Finori.
Un colpo di scena, quello del possibile cambio del liquidatore, che il presidente della Provincia Camillo D’Angelo non spiega prima dell’incontro, ma fa sapere che «uno dei possibili motivi potrebbe essere che il liquidatore non ha raggiunto l’obiettivo della liquidazione della società». Delle motivazioni è invece all’oscuro, come lui stesso dichiara, Di Natale, a cui l’incarico venne affidato a fine 2018 dall’allora presidente della Provincia Renzo Di Sabatino ed è durato per tutto il mandato del successore Diego Di Bonaventura. «Alla convocazione non è stata allegata alcuna motivazione e attendo di conoscerla durante l’assemblea», ha detto, «tengo a precisare che la liquidazione si è protratta per cause non imputabili all’assemblea, ma ai fatti giudiziari che si sono susseguiti e dei quali attendiamo la conclusione. Abbiamo proceduto sempre nel rispetto delle norme di legge e facendo tutto quello che si poteva fare». E, guardando al futuro, ha aggiunto: «Potrebbero arrivare fondi sisma per due milioni di euro per mettere nuovi impianti a Prato Selva».
Tutto, quindi, da decidere sul futuro della Gst e dei Prati dove le partite sono aperte su due fronti: da un lato si attende il giudizio di merito sul ricorso della Gst avverso la richiesta di Finori di essere risarcito dei danni per la mancata vendita degli impianti dopo che non si era presentato dal notaio per la stipula del rogito; dall’altro nulla si sa sull’apertura invernale dopo che il Coreneva ha negato a Finori il certificato di immunità dalle valanghe per la seggiocabinovia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA