Guarito dal virus, vittima della burocrazia

21 Aprile 2020

Il caso di un libero professionista che dopo due tamponi negativi non riesce ad avere il certificato

TERAMO. È un infermiere che lavora come libero professionista sul territorio che è stato contagiato dal Covid, che è guarito dopo il periodo di isolamento ma che da giorni non riesce ad ottenere il certificato che lo attesta e ha ricevuto solo i risultati dei tamponi (il primo positivo e due di controllo negativi).
Si definisce «un isolato dalla burocrazia» il teramano che in una nota inviata al giornale racconta la sua storia. «Sono risultato positivo il 16 marzo con sintomi lievi e un leggero affanno», scrive, «non nego la grande paura avendo due bimbi piccoli e il terrore di un peggioramento che mi ha accompagnato per i primi sette giorni. Poi i sintomi sono andati a scomparire e all’incirca al 12esimo giorno ero completamente in forma. Fino ad allora sono rimasto in isolamento nella mia stanza». Trascorsi i 14 giorni l’uomo attende i tamponi di controllo. «Il Siesp (servizio di igiene ed epidemiologia ndr) invia richiesta alla medicina legale il 31 marzo, termine della sorveglianza», spiega l’uomo, «e comprendendo le difficoltà dell’emergenza ho atteso per qualche giorno una chiamata». I giorni passano e nulla accade all’uomo che ha sempre detto di essere un infermiere. «Ho fatto il primo tampone raccomandandomi e non tramite la medicina legale con una tristezza enorme», scrive ancora, «il secondo tampone? Richiesta inviata il 13 aprile e sto ancora aspettando una chiamata. Per farlo sono dovuto ricorrere alla stessa modalità della prima volta. Fortunatamente entrambi i tamponi sono negativi e nel frattempo sono passati 35 giorni dal mio tampone positivo».
Ad oggi, sostiene l’uomo, non è ancora riuscito ad avere un certificato. «Mi hanno detto che per il certificato bisognerà attendere ancora dei giorni perchè devono fare il modello unico», scrive, «ho chiesto se uscendo con i risultati dei tamponi posso stare tranquillo o se rischio 12 di carcere ma non ho ricevuto risposte. Faccio un lavoro essenziale, anzi in questo momento indispensabile e ho dovuto abbandonare decine di pazienti al loro destino con una Asl attualmente non operativa e un servizio Adi destinato solo alle urgenze. Persone anziane che per un prelievo o una medicazione sono state costrette a recarsi in ospedale». E conclude: «Ovviamente essendo un libero professionista non ho la Asl a garantire il mio reinserimento con tamponi di controlli e certificati di guarigioni ma ho dovuto seguire l’iter del territorio».
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