Guerra nel Pd, ricorso contro Minosse

Sedici dirigenti provinciali chiedono la testa del segretario. Tra le accuse quelle di avere fatto accordi col centrodestra
TERAMO. La guerra all’interno del Pd teramano è arrivata sul tavolo della commissione di garanzia regionale del partito. La sfiducia nei confronti del segretario Gabriele Minosse, espressa più volte nei mesi scorsi da una parte del coordinamento politico, si è infatti trasformata in un documento, sottoscritto da 16 componenti dello stesso coordinamento tra cui il presidente regionale del Pd Manola Di Pasquale, in cui viene chiesta l’elezione anticipata dall’assemblea e del segretario provinciale. In altri termini, dunque, la testa di Minosse.
A confermarlo è lo stesso segretario, che nei giorni scorsi è stato sentito dalla commissione di garanzia, che poi dovrà mandare gli atti al nazionale. Nel documento i firmatari contestano duramente la gestione del partito a livello provinciale, accusando la segreteria, e in particolare Minosse, di accordi trasversali col centrodestra e in particolare con Paolo Gatti per il rinnovo del cda del Ruzzo e per l’elezione di Diego Di Bonaventura a presidente della Provincia, e ricordando il sostegno da parte dello stesso Minosse a Giovanni Cavallari alle ultime elezioni nonostante il Pd avesse deciso di sposare il progetto e la candidatura dell’attuale sindaco Gianguido D’Alberto. Ma non solo. Perché nel documento si fa riferimento anche ad un’ormai insanabile frattura con la maggioranza al Comune di Teramo, di cui il Pd fa parte, dimostrata da quanto accaduto proprio al Ruzzo. «Mi contestano il modo di condurre il partito, di fare riunioni solo per decidere gli incarichi» ha detto Minosse, «cosa che non ho mai fatto. Parlano di accordi col centrodestra al Ruzzo quando la verità è che abbiamo messo l’ente in grado di continuare a lavorare e di farlo bene. E per quanto riguarda il fatto che sarei sempre in contrasto con il sindaco di Teramo, la verità è che se ogni volta che si va a votare, come accaduto al Ruzzo e al Bim, il Comune di Teramo è sempre l’unico a votare contro forse c’è un problema». Per Minosse, inoltre, il documento, per essere valido, avrebbe dovuto essere firmato da almeno il 40% del coordinamento politico, mentre non sarebbe stato così. Anche se non ha sollevato il problema davanti alla commissione di garanzia. «Il coordinamento è composto da 50 aventi diritto al voto», chiarisce Alberto Melarangelo, tra i firmatari del documento, «di cui molti ormai non sono nemmeno più iscritti al Pd e quindi di fatto sono decaduti. Quindi probabilmente i firmatari saranno il 50%. Da parte nostra non c’è nessuna volontà di accanimento sulla persona, il discorso è politico. Riteniamo che la vittoria al Comune di Teramo sia il fatto più importante degli ultimi anni per il centrosinistra in Abruzzo e ci viene detto che non abbiamo vinto. Come si fa a non fare un congresso di fronte a queste affermazioni? Riteniamo poi che il Pd provinciale sia stato in questo periodo uno strumento per gestire il potere in maniera trasversale ed è evidente che c’è bisogno di rinnovare il gruppo dirigente e aggiornare la linea politica».
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