Guizzetti: «Il sindaco rinnega l’adesione al Carroccio»

23 Gennaio 2020

MONTORIO. «Il leghista Facciolini rinnega, ma non ufficialmente, la sua adesione al Carroccio e getta fango sull’opposizione». Il gruppo di opposizione “Montorio avanti insieme” replica nuovamente al...

MONTORIO. «Il leghista Facciolini rinnega, ma non ufficialmente, la sua adesione al Carroccio e getta fango sull’opposizione». Il gruppo di opposizione “Montorio avanti insieme” replica nuovamente al sindaco Ennio Facciolini circa la sua desione ala Lega, circostanza non confermata dal primo cittadino montoriese. Una smentita che però non sembra sufficiente al gruppo di minoranza: «Un no netto, non faccio parte della Lega Nord non lo abbiamo letto nelle sue dichiarazioni», dicono i consiglieri Andrea Guizzetti e Paolo Sacchini, «se non qualche balbettante tentativo di mascherare una sua adesione che ormai conoscono tutti nel panorama politico provinciale, tanto che siamo convinti che la stessa Lega Nord, con la quale ha ben altri accordi, non abbia affatto gradito la sua risposta, quasi si vergognasse Facciolini di far parte di questo importante partito nazionale». Guizzetti poi aggiunge: «Oltre a non rispondere alle nostre semplici domande, rincara le sue note con una serie di offese, calunnie e falsità nei miei confronti. Ma andiamo con ordine. Il sottoscritto, signor Facciolini, le elezioni le ha vinte e le ha perse perché, in maniera coerente, è sempre rimasto fedele alla sua idea di centrosinistra, anche quando ha fatto una scelta civica, ma di area, a differenza di chi invece ha sempre optato per il carro, oggi Carroccio, del vincitore, passando dal Psi a Forza Italia, fino ad un mascherato civismo finendo per candidarsi, non più di sei anni fa, a sostegno del governatore D’Alfonso e del centrosinistra, per poi tornare a destra, fino alla Lega Nord». Guizzetti riferisce inoltre che l’estate scorsa Facciolini lo aveva chiamato, insieme all’altro consigliere di minoranza Marco Citerei, proponendo ad entrambi un posto in giunta per sostituire gli assessori dissidenti (ma ora, dice Guzzetti, «tornati in auge») Diomira Nibid, Lorenzo Valleriani e Mariolino Colangeli che non sopportava più».