«Ha colpito sapendo di poter uccidere»

11 Gennaio 2017

I perché della sentenza con cui il caldaista Di Silvestre è stato condannato a 14 anni per la morte dell’informatico Cialini

GIULIANOVA. Delinea i contorni di un delitto d’impeto, chiudendo ad ogni ipotesi di omicidio preterintenzionale ma mettendo nero su bianco che in questo caso «non si sta giudicando un assassino che ha agito con freddezza e pacatezza d’animo». Partono da qui, da un assunto che ora dovrà superare l’Appello, le motivazioni della sentenza con cui il giudice Giovanni de Rensis ha condannato a 14 anni (al termine di un rito abbreviato e con il riconoscimento delle attenuanti generiche) il 60enne caldaista di Mosciano Dante Di Silvestre per aver accoltellato e ucciso dopo un diverbio stradale l'imprenditore informatico 41enne di Giulianova Paolo Cialini. Un fendente sferrato all’angolo tra viale Orsini e via Verdi, davanti agli occhi della figlioletta della vittima: una bimba di 6 anni rimasta nell’auto del papà. Per il giudice un omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

Scrive de Rensis a pagina 7: «Deve ritenersi provata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza dell’imputato quanto all’omicidio doloso di Cialini, la morte del quale veniva cagionata dal di Silvestre mediante un fendente sferrato con violenza». Il magistrato esclude ogni ipotesi di legittima difesa e, a questo proposito, specifica: «Deve altresì affermarsi che, pur a voler ritenere che l’azione violenta del Di Silvestre sia stata in qualche modo determinata anche da un’aggressione indirizzata nei suoi confronti dal Cialini, un siffatto ipotetico elemento fattuale giammai potrebbe giustificare l’operatività della scriminante di cui all’articolo 52 c.p. per evidente difetto del requisito della proporzione tra offesa e difesa. Bisogna effettivamente ritenere che il Di Silvestre abbia previsto e voluto l’evento morte quale fine ultimo della propria condotta». Ed è una ricostruzione che trae linfa vitale da numerosi pronunciamenti della Cassazione quella che de Rensis fa nelle 16 pagine di motivazioni in cui spiega anche il no all’omicidio preterintenziale chiesto dai legali dell’imputato (gli avvocati Gennaro Lettieri e Nadia Baldini). «Le considerazioni appena illustrate», precisa a pagina 9, «impediscono di poter anche soltanto ipotizzare una qualificazione della condotta in questione nel dettato dell’articolo 584 c.p. (omicidio preterintenzionale ndr), poichè la violenta coltellata inferta dall’imputato giammai poteva essere finalizzata ad infliggere al Cialini delle semplici lesioni, essendo invece sorretta, quanto meno, dal coefficiente psicologico della previsione e della volontà della morte del contendente quale conseguenza certa ed altamente probabile dell’aggressione». Ma è sui futili motivi che il giudice si sofferma sottolineando come «non possa non condividersi l’assunto del pm nella parte in cui ha attribuito il carattere della futilità ai motivi che hanno spinto l’imputato ad agire, essendo i medesimi riconducibili, per stessa ammissione di quest’ultimo a screzi in ordine alla circolazione stradale, che hanno poi spinto Di Silvestre a prelevare il coltello dall’interno del proprio veicolo e colpire con violenza il Cialini. Di tal che non può che formularsi un giudizio di assoluta sproporzione tra l’antecedente causale evidenziato e la condotta immediatamente conseguitane». Il giudice ha riconosciuto provvisionali immediatamente esecutive alle parti civili: la compagna e la figlia dell’uomo (rappresentate dall’avvocato Giovanni Melchiorre) e la sorella (rappresentata dall’avvocato Massimo Di Bonaventura).

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