Ha il cancro, intervento con l’ecoendoscopia

9 Dicembre 2016

È il primo del genere in Abruzzo, è stato eseguito a Teramo su un paziente di Atri Il gastroenterologo: aiuta i malati di tumore al pancreas a far defluire la bile

TERAMO. Ci sono interventi che hanno un particolare valore. Un valore aggiunto, oltre a quello scientifico. E’ il risvolto umano degli interventi palliativi, che aiutano coloro che hanno una diagnosi infausta, ad affrontare meglio l’ultima parte della vita.

E nei giorni scorsi si è svolto all’ospedale di Teramo un intervento innovativo, per la prima volta in Abruzzo. Ad eseguirlo Carmelo Barbera, specialista del reparto di gastroenterologia e endoscopia digestiva, diretto da Antonio Astolfi.

«Si tratta di un intervento endoscopico innovativo eseguito con una nuova tecnica, l'ecoendoscopia che serve per innumerevoli problematiche e dà anche possibilità di fare trattamenti operativi di palliazione. In sostanza aiuta i pazienti inoperabili a migliorare la vita residua», spiega il medico, arrivato qualche mese fa al Mazzini dall’ospedale di Modena.

Si tratta di pazienti neoplastici: la tecnica è stata applicata giorni fa per alleviare le sofferenze a L.E., 74enne proveniente dall’ospedale di Atri, che ha un cancro al pancreas.

«In questo caso normalmente, con una bilirubina elevata, si tenta di fare una Rcp, cioè una tecnica endoscopica standard: si tratta di drenare la via biliare, mettere uno stent (una protesi cilindrica posizionata all’interno del dotto, ndr) per far defluire la bile. Ma nel caso di L.E. la neoplasia ha infilato anche duodeno, per cui non si può fare. Normalmente si usa approccio radiologico: viene “punto” il fegato dall'esterno e il paziente sta con un catetere e la bile che si raccoglie dal di fuori». In sostanza si deve convivere con un sacchetto e per la qualità vita non è certo il massimo. «Ora con la ecoendoscopia operativa si fa una sorta di bypass: si mette in collegamento il coledoco con il bulbo duodenale con una visione sia ecografica che endoscopica. Si “punge” la via biliare sotto la guida ecoendoscopica, si fa passare un filo-guida, su cui si fa scorrere accessorio che si chiama cistotomo che permette di creare una fistola iatrogena fra le due strutture. Su questo si fa passare una protesi metallica ricoperta in silicone che mette in collegamento le due strutture così la bile prende un percorso alternativo e scorre nel tubo digerente. Il paziente così non tubi esterni e risolve il problema dell'ittero in maniera immediata. E’ tornato nel reparto di provenienza dopo tre giorni, in condizioni assolutamente stabili». In questo modo il flusso di bile può aggirare la massa tumorale nel pancreas che, infiltrata nel duodeno, ha compresso la via biliare.

«E’ una tecnica ultraspecialistica: serve per la stadiazione delle neoplasie di tutto l'apparato digerente, ma ci permette di fare sia delle agobiopsie sui tumori che queste procedure interventistiche», conclude Carmelo Barbera.

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