Hascisc e coca dalla Spagna, 14 arresti

3 Luglio 2024

Sequestrati 100 chili di sostanza, nell’associazione anche cinque teramani. Le intercettazioni: la droga era «l’olio buono»

TERAMO. L’evoluzione del traffico mondiale della droga racconta che negli anni le rotte sono cambiate in conseguenza dei mutamenti dei gruppi criminali internazionali. Internazionali sempre ma con solidi legami con il territorio locale come dimostra l’operazione che ha portato alla scoperta di un maxi traffico tra Spagna, Abruzzo e Marche con un sequestro complessivo in due anni di indagini di oltre 100 chili di hascisc e un chilo di cocaina alla banda dei narcos. Complessivamente sono 14 le ordinanze di custodia cautelare emesse dai gip dell’Aquila (Marco Billi) e Teramo (Marco Procaccini). Indagini certosine dei carabinieri del Ros dell’Aquila portate avanti per due anni su delega della Procura distrettuale (pm Simonetta Ciccarelli) competente laddove è stato contestato il reato dell’associazione e della transnazionalità e della Procura di Teramo (pm Greta Aloisi e Stefano Giovagnoni).
L’autorità giudiziaria contesta l’esistenza di un sodalizio criminale (con componenti arrestati anche in Spagna, Belgio ed Ucraina) che faceva arrivare la droga dalla Spagna per poi immetterla sui mercati abruzzesi, in particolare quello teramano, chietino e pescarese, e marchigiani. Per gli investigatori droga con un alto principio attivo che nelle intercettazioni veniva definita «olio buono abruzzese, no quello di semi mischiato con l’olio di oliva». L’associazione, secondo le accuse ipotizzate dalla Procura e che dovranno essere dimostrate nel corso dei successivi passaggi giudiziari, acquistava in Spagna partite di hascisc, cocaina e marijuana anche in “conto vendita” con l’impegno, da parte dei promotori dell’organizzazione, di saldare le somme di denaro dovute ai fornitori una volta commercializzata la sostanza. A molti degli arrestati l’autorità giudiziaria contesta di aver organizzato e gestito l’attività di spaccio mentre erano agli arresti domiciliari o in affidamento ai servizi sociali.
Tra questi il teramano Sergio Corsi, 64 anni, già arrestato nel 2022 quando in un garage nella sua disponibilità vennero trovati 42 chili di hascisc. Secondo il contenuto dell’ordinanza l’uomo avrebbe svolto «il ruolo di depositario dello stupefacente per il sodalizio avvalendosi di alcuni garage che si trovano nel quartiere di Colleatterrato». Sempre secondo l’accusa contestata dalla Procura, l’uomo dal carcere avrebbe dato indicazioni ai familiari di disfarsi della valigia con la sostanza e successivamente, una volta affidato ai servizi sociali dopo la condanna a tre anni e quattro mesi in primo grado poi ridotta a due in Appello, avrebbe continuato ad essere un referente dell’associazione. Un’associazione che, sostengono investigatori e inquirenti, aveva ruoli ben definiti non solo nel reperimento della sostanza in Spagna, ma anche nell’individuare figure con il compito specifico di provvedere alla custodia della sostanza stupefacente e alla successiva commercializzazione per il rifornimento delle piazze di spaccio.
E c’è un passaggio nell’ordinanza di custodia in cui, proprio per meglio definire i perimetri di quella che per l’autorità giudiziaria è una vera e propria associazione, si legge che tra i compiti c’era quello «di controllare la rete di spaccio nelle province di Teramo, Ascoli Piceno, Pescara e Perugia con l’obbligo, da parte degli affiliati delegati alla vendita nel dettaglio della sostanza, di versare i proventi di tante attività ai promotori dell’organizzazione».
Così, entrando nel particolare, la definisce il gip Billi nell’ordinanza «una struttura con scopi ben delineati organizzata sotto il profilo delle risorse umane e strumentali per la reiterazione sistematica del traffico di stupefacenti, in grado di trasportare gli stupefacenti anche partendo da Stati diversi (e in ciò si tiene sussistente l’aggravante contestata dalla transnazionalità) e in condizioni di continuare ad operare stabilmente, con tendenza ad espandere il proprio ambito territoriale di azione».
Le due ordinanze emesse dal gip di Teramo e in fase di esecuzione riguardano due fratelli di Silvi, di cui uno domiciliato in Belgio, e un altro uomo di Silvi che vive in Ucraina. L'attività investigativa, presentata in una conferenza stampa che si è svolta all’Aquila, è stata sviluppata, in coordinamento con la Dcsa, anche attraverso la collaborazione di Eurojust e EuropoL, nonché col supporto della Rete On, a guida italiana della Dia.
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